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I serpenti del Waterberg Plateau.
Il Waterberg Plateau (dal francese plateau, “pianoro”) è un sistema montuoso a nord di Johannesburg/Pretoria (provincia del Limpopo) verso il confine del Botswana. Il Limpopo è, forse, la zona del Sud Africa che amo di più.

CARTINA DEL WATERBERG PLATEAU.
Vi si arriva in tre ore di strada agevole e va messa in preventivo la percorrenza, in zona, di piste a tratti abbastanza impegnative (come i 100 km di pista, a fondo duro ma tratti sabbioso, in notturna). L’altitudine s.l.m. arriva anche oltre i m. 1500. Però non sono mancati.
Abbiamo fatto base su una sussiegosa struttura (a proprietà/gestione italiana) di nome “Nove Nove Farm” che prevede, tra l’altro, arredamento etnico molto curato, personale in divisa, una chef professionale di prim’ordine e tante altre chicche simili.
LE WATERBERG MOUNTAIN DALLA TERRAZZA DI “NOVE NOVE FARM”.
Nella stessa location abbiamo anche partecipato – e su questa intendo focalizzarmi - ad una “snake-handling experience” tenuta da uno “snake-catcher” locale istruitosi e brevettatosi presso quello African Snakebite Institute che anche io ho frequentato. Si trattava di serpenti presenti/endemici della zona, circostanza che, in ottica di conservazione della diversità ambientale, è da apprezzare.
Theunis, oltre a dimostrarsi molto affabile con l’uditorio, mi ha sorpreso per il rapporto assolutamente “easy” (segnatevi questo dettaglio ci ritornerò,
A) che ha con animali trattando con i quali una minima disattenzione può portare conseguenze estreme.
BASTA CHIACCHIERE!!! Veniamo alla “snake handling experience” vera propria che consta di due sezioni:
la prima dedicata, ai serpenti c.d. “harmless” (innocui) e/o “mildly venomous” (portatori di un veleno non mortale) tende a coinvolgere maggiormente i partecipanti, sono permesse “manipolazioni” di alcuni degli esemplari presenti.
La seconda avente come oggetto serpenti “highly venomous” (dedicata ad esponenti della “deadly dozen”) lascia al solo Theunis la gestione degli stessi. Mi sarebbe piaciuto (ri)confrontarmi con loro, ma Theunis è stato irremovibile (B, anche di questo riparlerò).
FOTO:
Theunis inizia il suo speech.
Poche, chiare ma sentite parole.
Brown house snake (Boaedon capensis) che sto manipolando. (Rammentate questo punto C).
Herold snake (
Crotaphopeltis hotamboeia) dalla caratteristica, sottile, riga rossa che scorre lungo la mandibola. È considerato “mildly venomous”, è abbastanza caratteriale. Va gestito con attenzione.
Easten Tiger snake (Telescopus semiannulatus semiannulatus), dalla caratteristica livrea “tigrata”. È classificato “mildly venomous” ma è un opistoglifo (denti veleniferi posti nella parte posteriore della bocca) e questa caratteristica ne limita ulteriormente, stante la difficoltà ad “iniettare”, la pericolosità.
When the going gets tough … the though get going (cit.):
FOTO 08: Puff adder (Bitis arietans). La vipera soffiante, responsabile, secondo alcune fonti, del maggior numero di morsi letali di tutta l’Africa. Estremamente comune in SA, fa del mimetismo assoluto (e della velocità nel colpire con i lunghi denti veleniferi di cui è dotata) la sua micidiale arma di difesa/attacco. È caratterizzata da un modo di avanzare rettilineo molto particolare e facile da notare.
Rinkhals (Hemachatus haemachatus, genere monospecifico assimilabile ai cobra, genere Naja). Partorisce figli vivi (non depone UOVA a differenza della più parte dei serpenti). Tende a nascondersi infilandosi nel terreno ma, messo alle strette, distende il cappuccio, si “alza” e sputa, colpendo – mirando agli occhi - con la precisione di un cecchino. È endemico di Sud Africa, Lesotho ed eSwatini. Gli esemplari presenti in Botswana sono destinati, secondo recenti studi, a divenire una nuova, differente, specie. Cercherò di approfondire.
FOTO 10: Pitone africano (Piton natalesis). I pitoni non sono velenosi ma possono essere aggressivi, dispongono di una dentatura micidiale e, negli esemplari di grossa taglia, di una forza notevole. In SA esiste un report, circostanziato, di un bambino di dieci anni rimasto vittima di un pitone.
E veniamo ai punti che vi ho raccomandato di segnare:
A una volta conclusa la sessione, alcune ore dopo, sono venuto a sapere di come Theunis sia stato oggetto delle attenzioni di uno “sputatore”. Gli occhiali che indossava, benchè a mio modesto modo di vedere poco adatti, hanno fatto il loro lavoro ragionevolmente bene e non ci sono state conseguenze irreparabili.
B Confrontarsi con la deadly dozen? NO! … non se ne parla neppure!! … e senza discussioni!!!
C Il “brown house snake” che sto manipolando è noto, oltre che per essere assolutamente innocuo per essere di buon carattere. Ma come tutti i serpenti non apprezza particolarmente l’essere “manipolato”. Una (mia) disattenzione, un (mio) errore di manipolazione e … SNAP!!! Sostanzialmente nell’afferrarlo dietro la testa, per riporlo nel suo contenitore da trasporto, ho sottovalutato la capacità, tipica di molti serpenti, di girare la medesima testa lasciando, per così dire, troppo “gioco”. NON ha esitato un attimo a farmi capire l’errore commesso. È vero che i “pericolosi” non si manipolano ma si “maneggiano”, con appositi strumenti, ma … forse aveva ragione Theunis.
Erpetologici saluti.
Francesco
PS: dovrò rinnovare, a breve, la mia certificazione di “snake catcher”, sarà un’eccellente occasione per rinfrescare la memoria e recuperare un po' di manualità.