Ciao,
Ore 04.45 del mattino. Pilanesberg, Black Rhino Game Reserve, 1.200 slm. Temperatura nell’ordine dei 6/7° C, vento ... un freddo CRIMINALE!
Indosso pantaloni imbottiti, camicia felpata, due maglioni, giubbotto pesante. Il ranger ci fornisce un, ulteriore, pesante (e largo) poncho imbottito da indossare sopra tutto e una borsa di acqua calda per le mani. Calzo un pesante cappuccio di lana. Non credo di aver mai indossato così tanti abiti in una volta sola ma fatico a contenere i brividi.
Sapevo bene che andare nel bush, in quota, nel pieno dell’inverno australe sarebbe stata una sfida, ma non mi aspettavo una sfida come QUESTA!!! ...




Il ranger del fuoristrada che ci affianca veste, però, pantaloncini corti (di quel tipo particolare che la “gente del bush” ama indozzare in Sud Africa. Diciamo che assomigliano a pantaloncini da tennis, di una stoffa pi robusta), il maglione d’ordinanza (per i ranger) ed un piumino. Trasecolo e comincio, mio malgrado, a pensare esistano davvero degli … uomini superiori ...




Infine la nostra Ranger Rover (rigorosamente scoperta e con parabrezza abbassato) si avvia. Sfila davanti a noi l’usuale spettacolo dell’alba nel bush: in quarantacinque minuti scarsi si passa dal nero completo ad una luce rosata (Omero cantava … l’aurora dalle dita rosate) tanto splendida nei colori quanto persistentemente … GELIDA!!!
Comunque il fatto che siamo “in ghiacciaia” dovrebbe essere chiaro, quindi entro in argomento (quell’argomento che ha dato un sapore diverso alla freddata che abbiamo “dovuto” sopportare).
Abbiamo incontrato in natura, per la prima volta dopo venti anni di viaggi e soggiorni di anni nel Continente Nero, il Caracal (avevo avuto, per la verità, avuto modo di apprezzarlo durante la mia attività allo ZNA, per le era il “gattone”, con me era affettuoso quanto può essere affettuoso uno dei felini più schivi d’Africa. Gli piaceva la lingua di bue che, spesso, gli portavo) ma incontrarlo in campo sia pure per brevi minuti furtivi e fuggenti ha tutt’altro sapore.
Il nome Caracal (è presente in gran parte dell’Africa e parte dell’Asia) deriva dall’arabo karrah-kulak (che significa “gatto dalle orecchie nere”) e individua, appunto, un “gattone” che raggiunge i cm 50/60 al garrese ed un peso sino a Kg. 20. È un animale solitario, potenzialmente pericoloso per l’uomo, piccolo, forte ed agile con orecchie che hanno, alla sommità, peli lunghi sino ad 8 cm. Tipicamente presenta un manto di colore grigio o rosso_bruno ma è segnalata l’esistenza di esemplari melanici. Sostanzialmente onnivoro (piccole antilopi, ma anche giovani Kudu, lepri, conigli selvatici, serpenti, roditori, tutto fa brodo!), se riesce a entrare in un pollaio combina disastri apocalittici.
Il caracal eccelle nella cattura degli uccelli, solitamente si avvicina strisciando e poi attacca di sorpresa ma è stato visto colpire (le sue abilità di saltatore sono notevoli) con una zampata uccelli in volo anche a tre metri da terra: può raggiungere tale altezza saltando, praticamente, da fermo!!!
Adesso: FOTO!
Sbuchiamo da una stretta curva della pista nella boscaglia e ce lo troviamo davanti. In campo aperto, in una situazione in cui è, potenzialmente, più vulnerabile. Ci guarda interdetto, anche per lui è un incontro inatteso.
Valuta, istantaneamente, verso dove eclissarsi e scatta ... scatta ad una velocità tale da non consentirmi, con mio grosso scorno, uno scatto che lo ritrae in movimento, FULMINEO!!!
Per finire un 'immagine, un pò più, ravvicinata.
Durata dell'incontro? Due minuti, tre, quattro? Non so ... giusto il tempo di una manciata di foto in successione di assaporare la sensazione di essre stati, nell'incontrarlo,
molto fortunati.
Francesco