Laggiù nel Paese dei Ciclidi ...

Ciao,

NON è semplice (dopo un mese di assenza da un paese caotico come questo) "rimettersi in marcia". Qui tutto è complesso è quando sei lontano si accavallano, incredibilmente, un mucchio di cose da fare, e queste cose restano indietro e quando torni tutte sono (o sembrano essere) ... improcrastinabili!

In ogni caso visto che ho parlato di strade e di ... rimettersi in marcia ho cominciato nel modo, forse, più ovvio ma anche, forse, il più lontano da quelli che sono (o vorrebbero essere) gli argomenti chiave di queste mie chiacchierate.


Royal Enfield (eddai, facciamo un pò di storia del motorismo ...) è (stata) una casa motociclistica inglese che, alcuni decenni fa, ha dovuto soccombere agli effetti dirompenti dell'arrivo delle "Quattro Sorelle" giapponesi. In tempi, molto più recenti, il marchio è stato acquisito da una società indiana che ha provveduto a riportarla, con discreto successo, sul mercato. Le Royal Enfield sono prodotti, scientemente, di stretta orodossia "Old England" cui, con saggezza moderna e sano pragmatismo, sono stati applicati tutti quei dettagli che sono oggi, anche a fini di sicurezza, irrinunciabili.

Anche i motociclisti che scelgono Royal Enfield sono, a loro modo, particolari: alcuni indossano giubbotti in pelle nera (quello che una volta era noto come il ... "Chiodo"), effettuano riparazioni avventurose (ma funzionali: la miriade di fascette che tiene fermo un fianchetto ne è un esempio) sulle loro, adesivi e gadget fantasiosi sono applicati, un pò qui e là, su moto ed abbigliamento.

Sono, forse, sono una dei gruppi più compatti - ma non elitari come altri - fra i motociclisti sud-africani. Sovente migrano in gruppo e, a velocità molto ridotte, puntano obiettivi anche molto lontani.

Loro NON hanno fretta: sembra che, in certo qual modo, il viaggio sia, per loro, più importante della destinazione della destinazione stessa.

Per me, che sono (stato) un "pistaiolo" amatoriale e, comunque, sono (stato) uso a guidare, motori muscolosi e, alle volte, "insolenti", guidare con i ragazzi di Royal Enfield è un'esperienza nuova: linee paciose, motori paciosi, guida paciosa, velocità ... paciosa! È un differente modo di andare, ma ogni tanto è interessante esplorare nuovi orizzonti.

Mi è piaciuto, assai ...:emiticon_3d_Yes:.

Motoristici saluti.
Francesco
 
Ultima modifica:
Ciao,

(Ri)parlamo di pesci, che è meglio ... :104:.

Son andato a trovare, a Boksburg, il mio pusher, ogni tanto lo faccio, quando la voglia di complicarmi la vita (acquatica) si fa insostenibile.

l "comitato di ricevimento" (in linea coi tempi che, qui, corrono) è quello che vedete in foto. Anche se non so quanto, a distanza ravvicinata, un'arma del genere (con mirino ottico di precisione, con ciò che ne consegue) possa risultata adeguata. Ma questo c'entra poco ...

Safety first.jpg

Superato il controllo (abbastanza indolente) entro nei locali e poi in serra. Come al solito - Wazeers Aquariums - c'è di tutto. Ma io, manco a dirlo, ho poche vasche e ancor meno spazio ...

emoticons-allegre-06emoticons-allegre-06emoticons-allegre-06.

Però rientrare a mani nudo mi "ruga" ... infine scopro, rintanati nell'angolo, due gruppi di microscopici Synodontis ... ... ... BINGO!!!

Mi vengono spacciati come S. decorus e S. nigrita "gold" (quindi ragionevolmente, credo, un ibrido di allevamento) sono tanti e non precisamente in forma, specie i "baffi" sono belli conciati, spero ricrescano.

Sono tutti "ormonati" (ovvero nati da una riproduzione indotta con l'uso degli ormoni).

Decido per un nigrita ed un decorus (posto lo siano davvero: a quella taglia può essere qualsiasi cosa),
Infine, dopo essermi scusato per le pessim(issim)e foto, entro in argomento, eccoli:

S. nigrita gold1.jpg S. nigrita gold2.jpg

Il (sedicente) Synodontis nigrita "gold", sopra.
Il (anch'esso sedicente) Synodontis decorus, sotto.

S. decorus2.jpg S. decorus4.jpg


Così adesso - mentre mi sto ancora domandando machicc*zzomelohafattofare - mi trovo con due microscopici "miserelli" da alloggiare ed accudire.

... CHE FENOMENO (CHE SONO)!!!

Acquaristici saluti.
Francesco
 
Ciao,

Ho visitato la HuntEX (ovvero, per i cultori della vernacolo dantesco, l'esposizione per i cacciatori).

NON tutti apprezzeranno quanto verrò ad esporre. Io confesso di esserci andato per curiosità e non conto di tornare, ma Sud Africa è anche questo.

Questo – purtroppo – non è solo un “Paese di Caccia” (senza entrare nel merito della liceità della medesima) questo è anche un “Paese in Guerra” (una guerra, anche se non dichiarata, interna), molti degli oggetti in mostra lo confermano. Comunque questo è (parte di) ciò che ho ... "incontrato".

  • Swarovski (oltre che oggettistica di ottimo gusto) produce anche ottiche eccellenti, a prezzi che … MAMMA MIA!
  • Vogliamo privarci di archi e frecce (cacciare con questi oggetti richiede abilità e tanto sangue freddo, altro che fucile con mirino telescopico di precisione)?
  • Armi … del tempo che fu!
  • Ne abbiamo per tutte le tasche.
  • Anemometro digitale (per misurare la forza del vento nel tiro a grande distanza).
  • Coltelli di tutti i i tipi. Gettonatissimi quelli da “scanno” (servono per scuoiare la selvaggina abbattuta).
  • Scegliamo con cosa (ed a chi) andiamo a sparare. Le pallottole cambiano in funzione del “bersaglio".
  • La tassidermia qui è un’arte, esistono specifici concorsi che premiano la migliore realizzazione
  • Incontrare personaggi del genere non è inusuale. In SA è lecito girare armati sono proibite, formalmente, le armi automatiche (escluso esercito, polizia e corpi speciali pubblici/privati che siano)
  • I coltelli tascabili mi piacciono. Questo (Deejo è un marchio francese) è un regalo di Stefania.

02.jpg 03.jpg 05.jpg 10.jpg


12.jpg14.jpg 16.jpg 23.jpg 24.jpg 25.jpg

Saluti venatori.
Francesco
 
Ciao,

In realtà è abbastanza "ortodosso" la lama "esce" e si blocca in posizione. Lungo il manico c'è una sorta di lunga leva che, leggermente premuta, permette il ritorno, ancora della lama, in posizione di riposo.

È un bel coltello, leggero, dalle linee essenziali, quasi, invisibile ma, per queste realtà, relativamente utile.

Ha una lama affilatissima e ... e basta!!! Un Leatherman o un Victorinox offrono più opzioni.

Questo coltello sembra seguire la falsariga degli Opinel (altro "tascabile" francese che mi piace molto): bella lavorazione, bella finitura e bella lama, nulla più.

Un coltello, pur da tasca, nel senso piu stretto del termine.

Affilati saluti.
Francesco
 
Ciao,

Il “Ponte di Comando” della Regina d’Africa (la mia Africa Twin) era stato pensato con attenzione e realizzato step-by-step:


DSCF1790 - SM1.JPG

1) Navigatore, installato sul cellulare ma con programma funzionate senza connessione (internet), molte zone dell’Africa (... ma non solo!!!) sono prive di copertura. La connessione satellitare è, in simili condizioni, l’unica opzione ragionevolmente affidabile. Il navigatore è fondamentale: perdersi potrebbe voler dire cacciarsi in un grosso pasticcio
2) Presa USB multipla. Per alimentare i servizi anche oltre la durata della batteria (il navigatore è ingordo!) ma anche, all'occorrenza, per ricaricare. Visto quanto sopra è importante restare, sempre, connessi,
3) GoPro montato su apposita staffa. In diverse situazioni, su strada e su pista "leggera", ho realizzato delle discrete riprese nonostante sia un modello decisamente … non aggiornatissimo.

Ma le strade, e le piste, d‘Africa sono, in alcuni tratti, impegnative e, alle volte, molto impegnative: buche anche profonde, asfaltature “vintage”, alle volte pietrisco e, dopo le piogge, fango.

Dalli, dalli e dalli un bel/brutto giorno … la staffa del GoPro cede e lo stesso finisce chissà dove. dopo una mezz’ora di ricerca (assieme al mio amico Eddy) e dopo aver "ripassato" (a modo mio) l'intero calendario … mollo la presa e la GoPro è persa.

DSCF1790 - SMALL.JPG

AWA: Africa Wins Again, ancora una volta! ☹ ☹ ☹


Scornati, video-fotografici, saluti.

Francesco
 
Ciao,

SI, rotta!!! Almeno in parte è colpa mia quando usi una staffa (in più pezzi) a cedere è, solitamente, quella in materiale più fragile. nello specifico la plastica (della custodia vera e propria).

Mi aveva accompagnato (in moto e sott'acqua) in, quasi, mezzo mondo: Maldive, Komodo, Isole Cham, Con Dao, Costa d'Avorio, Namibia, Zimbabwe, Viet Nam, Sud Africa e non so più che altro ...

Sono d'accordo - per concludere - con te, perdere è peggio, molto peggio, che rompere.

BAH!!! E' finita a fare compagnia al mio Leatherman perso nel Golfo di Thailandia, alla mia Nilox finita chissà dove e - ultimo ma non ultimo - al mio Victorinox prelevato dal mio bagaglio quando, in aeroporto ad Addis Abeba, ebbe luogo una "ispezione informale" al mio bagaglio.

La vita di noi esploratori è difficile, molto difficile ... :emoticons-allegre-6.

Video-fotografici - inc*zzatissimi - saluti.
Francesco
 
Ultima modifica:
Ciao,

Eccovi un'altra breve, succulenta, pillola d'Africa.

Makwanda a Kholoma

Uno dei piatti forti della cucina delle genti Ndebele che vivono a cavallo del confine fra Sud Africa e Zimbabwe.

Zoccoli di vacca2 - SM.jpg


Makwanda a Kholoma sono gli "Zoccoli di vacca" (accompagnati - come in foto - da riso bollito o da Pap, quest'ultimo più tipicamente sud-africano). In realtà sono, oltre alle frazioni di osso in bella mostra nel piatto, i tendini e le cartilagini dello "stinco" della vacca/vitello/etc., cucinati a fuoco lento in una bassa casseruola, insaportiti con verdure e speziati a piacere.

Questa è stata la nostra cena un paio di giorni fa. Adesso che abbiamo digerito ... POSSIAMO PARLARNE!!!

:emoticons-allegre-6:emoticons-allegre-6:emoticons-allegre-6.

Gastonomici saluti.
Francesco.

PS: purtroppo i Vermi di Mopane fritti (legno di Mopane .. e pensare che noi lo sprechiamo per arredare i nostri acquari) erano terminati.
Volentieri avrei preso la palla al balzo e affrontato entrambe le pratiche. Via il dente ...​

:emoticons-allegre-6:emoticons-allegre-6:emoticons-allegre-6.
 
Ultima modifica:
Ciao,

Limpopo: verso la terra dei Baobab: al limite estremo del Sud Africa dove la terra inizia a farsi più arida ed il Mozambico, lo Zimbabwe ed il Sud Africa stesso si guardano in faccia, attraverso quella terra di nessuno del tempo che fu oggi nota come Crook Corner, inizia il regno di una delle icone africane: il baobab.
01- Mappa su cofano.JPG

C'entra poco con quello di cui andrò a parlare ma trovo irresistibile un cofano così.
02 - Grossa euforbia.JPG

Una grossa Euphorbia, cresciuta sino ad assomigliare ad un albero. Le Euphorbia vanno trattate con attenzione: alcune emettono un lattice tossico/velenoso per contatto, altre ancora emettono, se bruciate fumi, di nuovo, tossici/velenosi. Manipolare in maniera malaccorta alcune di queste piante, ad esempio quelle della regione del Damaraland in Namibia, può essere il nostro “ultimo errore”.

E ora veniamo al Baobab:

Si dice che il nome Baobab derivi dall'arabo ba-hobab (frutto dai molti semi). Tra i botanici, è noto come Adansonia digitata dopo che Linneo ebbe a dedicarla al naturalista francese Adanson che, per primo, la descrisse, basandosi su una pianta del Senegal. Tuttavia il (più semplice) nome comune è, ancora, quello più usato: per tutti è il baobab.
03 - baobab.JPG 04 - Baobab.JPG 05 - Baobab.JPG

Alcuni dei baobab che abbiamo incontrato ...​

Il baobab cresce lento ed imperturbabile con una aspettativa di vita nell'ordine delle migliaia di anni. È una pianta in grado di sfidare ambienti estremi ma che, ad esempio, soffre l'eccesso di calpestio del terreno che lo circonda in ragione della modifica che ciò apporta alla compattezza del terreno alterandone la capacità di assorbimento dell'acqua (80% del baobab è acqua). Alcuni, ma non tutti, baobab vengono quindi “protetti” da una passerella che consente di avvicinarsi e girare attorno al gigante senza danneggiarlo.
06 - Baobab.JPG 07 - Baobab.JPG
Ancora baobab lungo la pista, la foto a sinistra mi piace in maniera particolare.​

Il baobab sopporta il caldo opprimente e la siccità restando (può restare) spoglio sino ad otto mesi in una sorta di torpore da cui si risveglia quando le condizioni ambientali si fanno (a lui) più favorevoli.

Caratterizzato da una ramificazione relativamente esigua, in relazione alle dimensioni del tronco, è, nelle leggende africane, l'albero "capovolto" scagliato sulla terra dagli dei incolleriti per la sua superbia. Per tale ragione la chioma sarebbe infissa nel terreno e a vista restano le radici, quelle che è possibile osservare.

Il baobab più antico (e vivente) del Sud Africa è il Sagole (il cui nome che significa semplicemente Grande Albero), le sue dimensioni si misurano in decine di metri. Si trova vicino all'estremità nord dell'immenso Kruger National Park e fa, nella sua posizione, da sentinella a quella terra dei baobab che, dallo Zimbabwe, risale verso nord, verso le zone più aride della terra d'Africa.

Sagole è un immenso, silenzioso, patriarca che ne ha viste di tutte, che ha sopportato di tutto ivi inclusi gli stolti esseri che ne hanno, parzialmente, bruciato la base del tronco e parte delle radici affioranti fino ad affiggere nella corteccia, con grossi chiodi, un tristo cartello pubblicitario.

Ma niente sembra disturbare la sua forza silenziosa ed il suo profilo imponente: LUNGA VITA AL GRANDE ALBERO!!!

08 - Sagole baobab.jpg 09- Sagole baobab.jpg

Due foto del Sagole baobab, nella foto a destra la freccia che indica Stefania da un'idea delle dimensioni del Sagole.

Botanici, esplorativi saluti.
Francesco


10 - Noi DUE.jpg

Noi due a Crooks Corner (all'interno del Kruger N.P.) quello sullo sfondo è il Mozambico :100.​
 
Ciao,

Anche qui nelle più lontane regioni dell'impero non esistono solo momenti di svago (e tra noi direi ... anzi!).

Strand G20 - SM.jpg

Però la partecipazione di Stefania ad una sessione dell'evento ci ha offerto la possibilità di aprire un'altra finestra su un Sud Africa meno conosciuto. Siamo andati a Cape Agulhas ...

Cape Agulhas (Portoghese: Cabo das Agulhas, Inglese: Cape of Needles) è situato nella regione sudafricana nota come Western Cape. È la punta estrema (più a sud del Capo di Buona Speranza). A Cape Agulhas inizia la linea che, secondo la International Hydrographic Organization, divide l’oceano indiano dall’atlantico. Geograficamente è posto ½ grado di latitudine, o Km 55, più a sud del Capo di Buona Speranza.

Da sempre, dai marinai di tutto il mondo, è considerato un crocevia (per l’incrocio di venti e corrente) estremamente pericoloso sulla “Rotta dei Clipper” che unisce (che univa) l’Europa all’estremo oriente, all'Australia, alla Nuova Zelanda. L’omonima cittadina di L’Agulhas è situata nei pressi del capo stesso.

Il mare di Cape Agulhas è noto per le furiose tempeste invernali e le, tristemente note, “onde anomale” qui caratterizzate da dimensioni enormi, possono arrivare a trenta metri e risultare impegnative anche navigli di grandi dimensioni. Si ritiene che, oltre 150 navi siano, nel tempo, affondate a Cape Agulhas.

A Cape Agulhas iniziano a soffiare (da ovest-verso est) i venti antartici noti come “quaranta ruggenti”, la fredda corrente nota come “Corrente circumpolare Antartica” (brevemente ACC) incontra la, più calda, Corrente Agulhas nella zona del capo omonimo. Questo insieme di circostanze crea condizioni estremamente impegnative per i natanti di passaggio.

A seguito dei ripetuti affondamenti, conseguente perdita di vite umane e merci trasportate, nel 1848 venne eretto un faro tuttora presente e che ospita, oggi, un piccolo ristorante rustico ed un museo.


POSTILLA "MARINARA": I venti che soffiano nella zona prendono il nome all’aumentare della latitudine verso sud: “Quaranta Ruggenti” (40° parallelo ed oltre), successivamente di “Cinquanta Urlanti” (50° parallelo ed oltre) e per finire “Sessanta Stridenti” (60° parallelo ed oltre), per secoli sono stati in peggior incubo dei marinai di tutte le marinerie del mondo.

QUALCHE FOTO:

20250510_113518.jpg

Il vento è "feroce", anche in una giornata definita calma. Pur in posizione riparata si fatica, a tratti, a stare in piedi.

20250510_120429.jpg

Il faro veglia, ancora oggi, sulle turbolente acque di Cape Agulhas.

DSCF2043.JPG DSCF2044.JPG

Il vento fischia incessante, le onde picchiano sulla scogliera. La scena continua, continua e continua ...

DSCF2053.JPG

In questa immagine, peraltro non eccelsa, si vede uno dei tanti relitti presenti in zona. C'è la possibilità che qualche sventurato marinaio riposi ancora li dentro.

A testimoniare la pericolosità di queste acque va ricordato che la "striscia di relitti" che ha inizio qui prosegue verso nord sino alla, parimenti infausta, "Skeleton Coast", lungo le coste della Namibia, poi sino quasi al confine con l'Angola.​
 
Ultima modifica:
Ciao

Noi abbiamo visto una sorta di anteprima dei "quaranta ruggenti" e ... AZ!

Sono andato per mare a lungo ma poche volte ho visto un mare simile.

Una forza "quieta" ma pronta ad esplodere all'improvviso e senza avviso ... un colore, specie sul lato "atlantico" di un gelido, quasi minaccioso, blu "metallico". Su tutto e su tutti, vento compreso, si alzavano gli stridi degli uccelli marini, gli unici veramente a loro agio in un ambiente del genere.

In realtà la cicostanza nasce dalla conformazione geografica della zona: i venti che "girano" attorno al Polo Sud non incontrano, praticamente, ostacoli che ne frenino la corsa e, almeno un pò, li mitighino.


Saluti marinari.
Francesco.
 
Ultima modifica:
Ciao,

Oggi parteciperò al The Distinguished Gentleman's Ride, ovvero la "Cavalcata dei Gentiluomini" !!!


I "Gentiluomini" del 21° secolo hanno, però, lasciato il cavallo nelle scuderie e inforcato la moto: sarà, appunto, un giro in moto.

Poche le richieste: venire in moto, meglio se Triumph e d'epoca (ma io non ho nessuna delle due), indossare abiti da "Gentiluomo": sfoggio, infatti, farfallino rosso, panciotto in pelle ed orologio da taschino (sotto la Belstaff, siamo a 1700 metri di quota, ma già so che avrò freddo. Qui l'inverno è cominciato.) e fare una donanzione alla ricerca sul cancro alla prostata (ho dato il mio piccolo contributo, ho perso un fratello amatissimo per un cancro).​


DGS25.jpg


Però ... però vista la nobile causa che l'evento di risonanza planetaria (un omologo ha luogo in moltissime parti del mondo. In italia, tra le altre città, Roma e Napoli) sostiene trovo abbastanza inconcepibile che il logo della manifestazione ritragga un ... FUMATORE!!!


Motociclistici saluti.
Francesco
 
Ultima modifica:
Ciao,

Siamo sul finire dell'estate/inizio inverno (ormai le notti sono fredde, intorno a 10°C con marcati tentativi di andare più in basso. Per l'inverno a venire i "vecchi" prevedono neve, staremo a vedere ...) ma già iniziano i "preliminari" per la prossima stagione ...

1.JPG

L'erba è ancora alta (le pioggie sono cessate da poco) ma già inizia ad imbiondire Qualcuno fa "capoccella" per controllare cosa succede.

2.JPG

Altri, più intraprendenti, già sono in movimento.

4.JPG 5.JPG

I giovani però stanno, saggiamente, ripararti, l'erba ancoara alta ... aiuta.
La presenza di corna, ancorchè giovanili stante le dimensioni, mi fa supporre che i due soggetti possano appartenere ad "annate" differenti.

6.JPG

Gli ultimi nati (scorsa primavera) sono sempre più guardinghi dovendo, per forza di cose, iniziare a "fare da soli". Anche in assenza di carnivori - come noto a SL non ci sono - non è semplice.

7.JPG

Nel frattempo alle femmine adulte inizia a ... "partire l'ormone"! :104:

La coda rialzata, soggetto a sinistra in foto, è un segnale incontrovertibile: l'estro - la gestazione sarà nella stagione fredda e le nuove nascite all'inizio della prossima primavera - sta per arrivare.

I masch(iett)i - ormai su di giri - fiutano attenti ... :68::69::70::71::72::73:.

Naturalistici saluti.
Francesco


.
 
Ciao,

Bene, dopo un tempo infinitamente lungo per cause indipendenti dalla mia volontà, riprendo a ... narrare :104:, e riprendo le fila del discorso dall'ennesimo ritorno a casa (la nostra casa africana). Partendo da Roma, ancora una volta.


Viaggiare - via Doha/Qatar - sulla tratta Pretoria/Roma [o viceversa] è un ... calcio in c*lo!!! :emoticons-allegre-6

Sono [fra spostamenti da/per aeroporto, burocrazia varia, voli, attese per cambio aereo, dogana, controlli vari, etc. ...] oltre 20 ore complessive, a tratta. Per spezzare [seconda volta in tre mesi e, per me, non è ancora finita] tale routine, nel corso dell'ultimo ritorno, abbiamo effettuato uno "stop-over" (come si definisce tecnicamente, in pratica una … breve sosta!) a Doha: due notti, di cui una offerta da Qatar Airlines. Per guardarci intorno, nell'unica giornata di effettiva permanenza, abbiamo optato per una breve presa di contatto con il deserto locale e una, parimenti breve, uscita in barca al tramonto (che poi, per vari motivi, alla fine è saltata).

Solo il deserto, quindi! Io amo, sebbene lo conosca poco, il deserto. Ne ho brevemente visitati alcuni e fra le cose che ho imparato c’è la necessità di dare [al deserto] sempre del “lei”. Ogni leggerezza, dimenticanza, imprudenza può rivelarsi problematica da risolvere.

Le guide locali hanno, infatti, grande rispetto per il loro deserto, si nota dai particolari: sgonfiano le gomme [aumentare la superficie di appoggio dei pneumatici fa diminuire il rischio di insabbiamento] dei fuoristrada [motori da cinque litri di cilindrata sono, abbastanza, la norma] prima di "entrare", portano a bordo una cospicua scorta di acqua da bere, sono in continuo contatto reciproco [tramite walkie-talkie], montano sul tetto lunghe antenne con in cima una bandierina colorata [ogni fuoristrada ha un colore differente] che segnalano la posizione del veicolo, si tengono, per quanto possibile, in reciproco contatto visivo. Tutto è a posto, “entriamo” …

Ci accoglie un vento forsennato (mi hanno fatto notare come non fosse una tempesta di sabbia in occasione delle quali nel deserto stesso non si, appunto, entra neppure. È solo un ... forte vento), il calore è opprimente, tutto intorno la vegetazione inesistente. Dune impervie, di continuo modellate dal vento, da scalare/discendere (mentre la cinetosi avanza ...) si susseguono. Questo è stato il benvenuto del deserto qatariota [o - secondo alcuni - qatarino].

La sabbia impalpabile, mossa da un vento incessante, che lo caratterizza, complica la vita anche a fuoristrada muscolosi come il nostro. Sono particolarmente fastidiose, e da valutare con attenzione prima del passaggio, le zone invase (nelle fasi di alta marea) dall'acqua del mare del Golfo Persico.

Incidentalmente … dall'altra parte c'è, oltre l'orizzonte, l'Iran. In questi giorni la zona risulta essere, come dire, turbolenta.

Cionondimeno il nostro fuoristrada avanza imperturbabile alternando tratte di pacifico ronfare a rabbiosi ruggiti quando la pista si fa impegnativa. Poi improvvisamente, tutto si placa e siamo fuori dal "sabbione": sosta al campo "di ritorno" con bibita fredda ristoratrice, aria condizionata, musica soffusa, breve tratto stradale [liscio come un biliardo], albergo, doccia, pranzo, riposo ... ANCHE QUESTA È FATTA!

Domani mattina (sveglia alle 05.00) sarà ... Pretoria. Sarà … … … GAME OVER.

Desertici saluti.
Francesco


FOTO, FOTO, FOTO ...

  • Il “navigatore” (quello destinato ai passeggeri è molto succinto nelle informazioni rispetto a quello dei piloti) dice che siamo quasi arrivati a Doha. Voliamo da oltre 5 ore,
  • La monumentale hall dell’albergo che ci accoglie. Lo Hyatt-Regency è decisamente … opulento! :100
  • Dalla nostra camera: Doha al tramonto
  • Stessa (quasi) prospettiva ed immagine: Doha di notte,
  • Deserto: preparativi prima dell’azione, sgonfiaggio pneumatici.
  • Deserto: si notano le zone dove il mare si incunea: quando asciugano assumono una colorazione biancastra frutto del sale che rimane dopo l’evaporazione,
  • Deserto: l’utile mascherina “anti sabbia” che, altrimenti, ti si infila ovunque,
  • Deserto: il fuoristrada gemello del nostro che ha condiviso il medesimo giro. Notare le ruote parzialmente “affogate” nella sabbia, e la guida che indossa un cappuccio integrale per proteggere il viso,
  • Deserto: noi due, Stefania sta, impavidamente, cui capelli al vento. Shampoo e pettinatura, una volta rientrati, sono stati una bella sfida.
  • Deserto: sulla via del rientro c’è tempo per una breve occhiata ai colori mutevoli del mare che bagna il deserto del Qatar.
A.jpg B.jpg C.jpg
D.jpg E.jpg

F.jpg G.jpg H.jpg I.jpg
L.jpg
 

Guida Ciclidi


Nuova edizione Ordinala

Anteprima bollettini


Numero 1/2026

• Guida tassonomica al genere Pelvicachromis di Giorgio Nicolosi
• Perché i ciclidi del Malawi sono così colorati? di Livio Leoni
• Diamoci da fare! Reportage da EUAC di Flavio Gagliardi


Arretrati
Indietro
Alto