Laggiù nel Paese dei Ciclidi ...

Ciao,

Alle volte si fanno, nei posti più impensabili, incontri che lasciano stupiti.

GymnocalIcium 'strawberry'.jpg GymnocalIcium 'strawberry' x 3.jpeg

Sono (al supermercato all'angolo), venduti come Gymnocalicium sp. "strawberry" ... emoticons-allegre-06.

Non saprei dire, però, se si tratti di un ibrido o di pianta "manipolata" in qualche altro modo.

A me vengono in mente - furoreggiavano alcuni decenni fa - i "Ruby Ball Cactus" (che però, secondo alcuni, potrebbero/dovrebbero essere Gymnocalycium mihanovichii innestati su su un "qualche" Hylocereus).

Comunque sia non ho resistito e ... ne ho presi quattro, tre sono prossimi alla fioritura. Forse potrò verificare che non si tratti di ibridi sterili.

Botanici saluti.
Francesco

PS: nel week-end, sperabilmente, si torna nel bush :emiticon_3d_Yes:
 
Ultima modifica:
Ciao,

ACTION-CAM: dopo una serie di "poco felici" esperienze con:

N*lox: "annegata" in immersione a Zanzibar,
G*Pro: DUE, entrambe con grossi problemi di "freezing" e alimentazione dalla batteria, risolti (alla maniera "bruta") rimuovendo lo sportellino del "vano connessioni" ed alimentandole con cavo USB collegato all'impianto elettrico della moto/auto. Infine una delle due è ruzzolata, dalla moto, da qualche parte nel bush e ... BUONANOTTE AL SECCHIO!

Alla fine ho deciso di provare qualcosa di ancora differente, guardando ad oriente. Ho preso una Ak*so V50. Conscio del fatto che - benchè prometta riprese in 4K - non fosse, probabilmente, all'altezza delle (di pretesa Top-Class) action-cam americane.

Gli accessori Ak*so (staffe, attacchi, viti, etc) corrispondono quasi in toto a quelli G*Pro per cui, usando quelli dedicati, l'installazione è risultata semplicissima:

1) staffa in metallo (attaccata alla moto) con bullone di fermo,
2) staffa "principale" (attaccata alla staffa metallica) con bullone di fermo,
3) staffa "secondaria" (girevole/pieghevole con il compito di allineare al meglio la "cam"), collegata alla staffa principale con una vite passante e controdato.

Facile come fare colazione (cit.), tutto a posto, dunque?!?!?

Bene è tempo di andare in campo, per iniziare opto per tracciati soft: prima uscita (immagini buone, qualche aggiustamento necessario), seconda uscita (questa mattina).

Torno a casa, la smonto per scaricare le immagini girate e ...​

CracK.jpg

Ma vaff ...

Videoamatoriali saluti.
Francesco​
 
Ultima modifica:
Ciao,

Staremo a vedere quanto resiste e come si comporta. Resta da dire che le blasonatissime G*Pro me ne hanno fatte vivere di tutti i tipi.

Mi ruga - con questa - il fatto che in quelle condizioni perde l'impermeabilità che, ad esempio, serve a lavorare in acquario sena troppi impicci. Certo c'è la scafandratura, ma ...

Francesco
 
Ultima modifica:
Ciao,

Un pò per non sapere che fare, un pò per noia, un pò per curiosità ho appostato la cam-trap nel fosso dietro casa. Non mi aspettavo grandi cose, ed invece ...


DSCF0001.JPG

Postazione di osservazione: a posteriori, e purtroppo solo a posteriori, ho realizzato di aver piazzato la "trap" in direzione del sole che sorge. Come conseguenza alcune immagini risultano inficiate dai riflessi dalla luce solare radente. Peccato, ma tutto fa esperienza ... :104:.



DSCF0037.JPG

Antilope, ritengo una femmina di Duiker. difficile dire di più, il genere (Cephalophini) comprende 18 specie.

DSCF0073.JPG

Faraona (ottima al forno con le olive :emoticons-allegre-6), qui nota come Guinea Foul.

DSCF0101.JPG

Notte: l'ombra che si muove davanti all'obiettivo potrebbe essere una mangusta.

DSCF0108.jpg

Notte: quest'ombra, invece, non so proprio chi sia!

DSCF0147.JPG

Duiker, ancora: possibile femmina con cucciolo.

DSCF0165.JPG

Lepre, credo: immagine, come altre che seguono, in controluce. DEVO cambiare appostamento!!!

DSCF0169.JPG

Duiker e faraone: ancora controluce

DSCF0171.JPG

Duiker: un ultimo scatto.

DSCF0117.JPG

Notte: nella notte non si aggirano solo le "bestie feroci" appena viste. In foto ... un gatto, l'unico felino (se inselvatichito) presente a SL.

Purtroppo tali soggetti (cui noti come "feral cat") sembrano dare fastidio a qualcuno. Ci sono stati ripetuti avvelenamenti (su ciu sono in corso indagini), furti ed altri brutti atti. Tali "trappole al veleno" però, immancabilmente, hanno finito con il coinvolgere anche atri animali che frequentano la zona. Alcuni cani (ad onta dell'obblico di portarli sempre al guinzaglio) e anche, pur se non confermato, un'antilope.

BRUTTA storia, brutta gente ... speriamo la vicenda finisca in fretta, e che qualcuno debba assumersi le sue responsabilità.

Fotografici saluti.
Francesco.
 
Ultima modifica:
Ciao,

Oggi argomento inconsueto: andiamo a volare in mongolfiera (insomma, let's go ballooning) ... :emiticon_3d_Yes:.​



È sempre interessante poter osservare l’ambiente naturale da prospettive inconsuete. Fra queste posso, da oggi, annoverare anche il pallone aerostatico, la ... mongolfiera.

L’opportunità si è concretizzata tornando, nuovamente, al Pilanesberg National Park dove, fra un leone e l’altro ... abbiamo aggiunto, appunto, la mongolfiera ai “mezzi aerei” con cui abbiamo volato. Credo sia, decisamente, il più inconsueto.

Il volo in mongolfiera presenta numerosi, alle volte difficili da immaginare, record:
  • La più alta quota raggiunta: mt. 34.668, nel 1964 due membri della marina statunitense,​
  • Il volo più lungo: 19 giorni, 41 ore, 47 minuti, con una percorrenza di Km. 45.775. Il decollo ebbe luogo in Svizzera, l’atterraggio (dopo aver compiuto il giro del mondo!) nel deserto egiziano.​
  • La mongolfiera più veloce: decollo, in Australia, in data 12.07.16, atterraggio in data 23.07.16 sempre in Australia. 11 giorni e Km 34.000 percorsi significano il giro del mondo più veloce mai realizzato in mongolfiera.​
  • Il maggior numero di mongolfiere in volo assieme: 456, nell’anno 2017.​
  • La massima velocità mai raggiunta: nel 1961 Km/h 349 (!!!) sulla rotta dal Giappone al Canada.​
Di fronte a numeri di questo genere il nostro “modesto voletto” sulle piane del Pilanesberg National Park fa quasi tenerezza. Il nostro volo ha avuto una durata complessiva di circa 50 minuti con una velocità massima di 26 Km/h.

Il volo di una mongolfiera ha regole specifiche e diverse da quelle di un aereo o qualsiasi altro aeromobile:
  • Esiste un brevetto specifico che abilita al pilotaggio di una mongolfiera. NON lo sapevo!​
  • La mongolfiera vola seguendo la direzione del vento. Non possiede, insomma, nessuna possibilità di propulsione autonoma.​
  • La velocità di spostamento è determinata dalla spinta del vento.​
  • La propulsione, in pratica il solo guadagno di quota, avviene bruciano gas di propano.​
  • L’unica possibilità di intervenire sul suo movimento in quota è la possibilità di farla ruotare su se stessa utilizzando appositi “flap”.​
  • Il volo in ambiente (aria) freddo comporta una maggiore facilità di prendere quota oltre a richiedere meno “gas” per stare in quota (la differenza fra la temperatura interna al pallone e quella ambientale determina la capacità di mantenere la quota della mongolfiera).​
  • L’atterraggio segue una prassi peculiare: tutti, ad eccezione del pilota, gli occupanti della navicella si accucciano al suo interno (generosamente imbottito) reggendosi forte a robuste maniglie … al contatto con il terreno la navicella sobbalza due/tre/quattro volte e, mentre il pilota “sgonfia" completamente, il personale di terra (!!!) si precipita alla navicella stessa per fermarne il movimento e porla in posizione corretta. Fatto ciò avviene lo sbarco vero e proprio …​
Volare in mongolfiera può, comunque, comportare qualche rischio. Sono a conoscenza di almeno una mongolfiera precipitata in Brasile, per alcuni dei partecipanti al volo è finita male.

E veniamo al nostro, breve, volo: muoversi poche decine di metri sopra le cime delle acacie e osservare gli animali che si svegliano mentre il cielo si colora è bellissimo. Si nota il comportamento differente dei vari soggetti: i volatili, in specie quelli che abbiamo disturbato sorvolando il lago, dapprima osservano perplessi quindi, quando il pilota “da gas” per mantenere la quota, fuggono via precipitosamente spaventati dal rumore del bruciatore che “pompa” aria calda nel pallone soprastante.

Al contrario (+/- minuto 2.45) i rinoceronti neri confermano il loro pessimo carattere, cercando, ovviamente invano, di caricare lo strano “uccellaccio” che il sorvola. Constatata l’impossibilità di attaccare optano, anch’essi, per una precipitosa ritirata.

Nel video – immagini tutte girate e montate dal sottoscritto - si nota anche il movimento dei veicoli di supporto (che hanno portato le attrezzature al punto di decollo e muovono verso il punto di atterraggio per recuperare i partecipanti al volo ed il materiale tutto). Segnalo come, visto che il volo ha luogo in “Zona Big Five” , sia prevista la presenza di un tiratore in caso, nelle fasi a terra (decollo/atterraggio), qualcuno di loro si faccia troppo invadente.

A fine volo ha luogo una breve cerimonia fatta di "bollicine", stuzzichini e consegna di un “attestato di volo”, a ciascun partecipante. Non serve a nulla ma fa un sacco di scena …

Aviatorii saluti.
Francesco​
 
Ultima modifica:
Ciao,

Il Toyota Rust de Winter 4x4 Jamboree è un evento (semi)agonistico - o se preferite agonistico-amatoriale - per veicoli 4x4 che, in Sud Africa, si svolge, su base annuale, da 44 anni. Stante la suo formula non sono ammessi a partecipare piloti professionisti di alcun tipo.

Quest’anno ha avuto nei giorni 26/27/28 settembre prevedendo gare di vario tipi: gimkana, percorsi 4x4 con differenti livelli di selettività ed altro ancora. Segnalo che l’età minima per partecipare alla "Junior Gymkhana" sia fissata in anni 11!!!

Ci sono stato, ed è stato interessante, nel corso di uno dei nostri moto-giri mattutini: si entra in Limpopo (lasciando il Gauteng dove si trova Pretoria) che a nord confina con Botswana, Zimbawe e Mozambico . La differenza di ambiente – prima che venga segnalata dagli appositi cartelli – balza all’occhio immediatamente. Il Limpopo è, diciamo così, più “wild”, nei comportamenti delle persone e nell’ambiente (vedere animali a bordo strada non è infrequente). Io amo il Limpopo.

Adesso, senza entrare in dettagli agonistici di cui non sono a conoscenza, ecco una breve “narrazioni per immagini”:
  • 00: Parco macchine, burocrazia e ultimi controlli meccanici,​
  • 01 Otto cilindri a “V”, 5.000 cc, trazione 6x6. Secondo le regole del gioco un ragazzo di undici anni è autorizzato a gareggiare con un mostro simile. BOH!!!​
  • 02: una Jeep si avvia,​
  • 03: Un Bakkie (così chiamano qui i pick-up) Mitsubishi ripreso a fine tracciato,​
  • 04: Mitsubishi Pajero, nelle stesse condizioni. Era la vettura che avevamo in CdA ma non non lo trattavamo così!!!​
0 Parco macchine.jpg 1 Toyota 6x6.jpg

2 Jeep.jpg 3 Mitsubishi, bakkie.jpg

4 Mitsubishi, Pajero.jpg

A me piacciono fuoristrada Suzuki. Qui in Sud Africa questi piccoletti sono comunissimi: Samurai, Santana, Jimny (anche 5 porte) se la battono testa a testa e senza paura con i 4x4 più blasonati e spesso la spuntano!!! Ecco qualche immagine:

5 Suzuki 4x4.6.jpg 6 Suzuki 4x4.1.jpg

7 Suzuki a mollo.3.jpg
  • 05: è stata dura, serve qualche intervento di emergenza sul campo,​
  • 06: notare il Roll-Bar che copre “tutto”, il proprietario è uomo “senza macchia e senza paura” ...​
  • 07: ma quando si esagera … :oops::oops::oops:.​
In realtà (se posso permettermi un commento personale) avventurarsi la dentro senza snorkel ne impianto di scarico in grado di affrontare un (profondo) guado non è comportamento da consigliare, anzi …

Fuoristradistici saluti.
Francesco​
 
Ciao,

In Sud Africa il Made in Italy è molto apprezzato, incredibilmente, apprezzato. Tra gli elementi che volti a confermarne tale carisma ci sono – organizzati dalla nostra Ambasciata, ma non solo - i “Made in Italy Day”, in questi giorni ha avuto luogo l’evento 2025.
Molte delle aziende che operano nel paese (alcune con sede in loco, altre no) hanno messo in mostra il meglio del loro meglio. Sperando di non fare torto a nessuno mi affido ad una breve carrellata di (mie) immagini per raccontare l’evento:

01.jpg
  • La location: la sede di un prestigioso istituto bancario sudafricano,​
02.jpg
  • Comitato organizzatore, la prima da sinistra è Stefania,​
03.jpg
  • Qui inizia a fare caldo ma, anche qui, il Natale è ... Natale. Può mancare il panettone?​
04.jpg
  • MSC Crociere organizza veloci puntate (brevi crociere con partenza da Durban) alle isole prospicienti la costa del vicino Mozambico. Bisognerà andare a capire ... come funziona. :104:
05.jpg
  • Personalmente trovo la Ducati attrattiva (dopo 53 anni di “sella”) come un riccio nelle mutande,​
06.jpg
  • Però la qualità del prodotto è innegabile: in foto particolari dei sensori elettronici di controllo della sospensione posteriore (Ohlins) della Panigale V4S. All'inizio dalla mia storia motociclistica gli ammortizzatori posteriori regolabili su tre posizioni erano un lusso da top di gamma, oggi ...​
07.jpg
  • La Panigale V4S (la Ducati ha sede a Borgo Panigale, ad un passo da Bologna) è a listino per € 27.000 ed è annoverata fra i modelli di fascia media della casa. Mi è stato promesso un giro di prova ma difficilmente, credo, avrà luogo.​
08.jpg
  • Cos’è Super Veloce? NON è, contrariamente a quanto verrebbe da pensare, una struttura collegata al mondo dei motori,​
09.jpg
  • Super Veloce produce, invece, macchine per il caffe! Sono realizzate in serie limitata/numerata e sono un “fac-simile” (realizzato alla bisogna, in dimensione opportuna) di un prestigiosi motori automobilistici italiani. Il tutto è, ovviamente, realizzato con l’imprimatur delle rispettive Case Produttrici. In foto il modello replica il motore V10 della Lamborghini. La scheda tecnica, della “caffettiera”, riporta l’uso l'uso di materiali come alluminio avio, titanio, carbonio, materiali anodizzati (di cui è possibile scegliere il colore) e, per i “più”, anche particolari in oro 18K. Taccio, per pudore, sul prezzo.​
  • Come funziona? All’interno è “camuffata” una, molto particolare nella sua struttura, macchina per il caffe (può usare polvere o cialde/compresse) che viene versato (foto) dal primo cilindro anteriore della bancata destra. Il pomello rosso al centro serve, invece, a decidere la quantità - custodita in apposito serbatoio separato - di grappa (!!!) che durante la mescita andrà a mescolarsi al caffè. Le tazzine che la accompagnano (ancora in foto) hanno la foggia di pistoni (rovesciati).​
Genio o Follia? Non saprei dire però, nella sola giornata di esposizione, ne sono state vendute due!

Espositivi saluti.
Francesco​
 
Ultima modifica:
Ciao,

Gli uccellini sono belli, sono delicati, sono allegri, cantano melodiosamente. Ma ... NON per tutti è cosi:

L'averla minore (Lanius collaris, nome comune locale: Southern fiscal/Fiscal Shrike) è un membro della famiglia delle averle presente in gran parte dell'Africa meridionale. A volte è anche chiamato “Jackie il boia” o “Uccello macellaio” per la sua abitudine di infilzare la preda sulle spine di acacia per conservare il cibo per un consumo successivo, o per nutrire i nidiacei.

Niente male per un "uccellino" che raggiunge, più o meno, i cm 20/22 quando adulto.

Southern fiscal.jpg

La foto, non mia e scattata nella Game Reserve di Silver Lakes, riprende uno dei "manigoldi" in questione. In secondo paiano si nota la "vittima",

Frequentando una grande quantità di ambienti le averle minori possono dover affrontare (qui a Silver Lakes, dove viviamo, in agosto si può arrivare a zero gradi e, alle volte, anche marginalmente "sotto") basse temperature e/o inverni in alta quota.

Per fare fronte a tali circostanza questi uccelli subiscono cambiamenti stagionali della temperatura corporea, del consumo di ossigeno e della perdita di liquidi al fine di risparmiare energia.
A quote più modeste, al contrario, si registrano tassi metabolici basali, perdita di liquidi per evaporazione e temperature corporee più elevate rispetto alle specie/esemplari che vivono a quote più elevate.

Senza andare troppo in dettaglio sono riconosciute, dopo l’ennesima diatriba/revisione tassonomica, cinque diverse sotto-specie:
  • L. c. aridicolus (Clancey, 1955): Angola sud-occidentale e Namibia nord-occidentale (incluso parte del deserto del Namib)​
  • L. c. collaris (Linnaeus, 1766) – estrema Namibia meridionale, Sudafrica meridionale, centrale e orientale, Eswatini, Lesotho ed estremo sud del Mozambico (Maputo) (eccetto il sud), Zambia, Botswana settentrionale, e forse anche estrema Tanzania sud-occidentale ed estrema Namibia nord-orientale​
  • L. c. marwitzi (Reichenow, 1901, comunemente Fiscal Uhehe): Tanzania nord-orientale, centrale e sud-orientale, Malawi settentrionale​
  • L. c. pyrrhostictus (Holub & Pelzeln, 1882): estremo nord-est del Botswana (intorno a Basuto), sud dello Zimbabwe (a sud di Harare), nord est e est del Sudafrica (Limpopo e Mpumalanga) e sud-ovest del Mozambico (diffusione limitata.​
  • L. c. subcoronatus (A. Smith, 1841): estremo sud-est dell'Angola, Namibia (escluso il nord-ovest costiero e l'estremo sud), Botswana, Zimbabwe sud-occidentale e Sudafrica settentrionale (da sud a nord-ovest del Capo Settentrionale e Free State centrale).​

Ornitologici saluti.
Francesco
 
Ciao,

Arrivati ad un certo punto a diciotto mesi dall'introduzione in vasca la coppia (meglio il trio) ... SCOPPIA!!!

Il maschio, ormai da tempo, ha fatto la sua scelta (per me sbagliando ma questa è la mia, del tutto ininfluente, opinione in materia) e per la "seconda scelta" la vita, ormai da un bel po', si era fatta grama.

Quindi, pur a malincuore, prima che finisse male ...

Fatti, non parole4 - SM.jpg

Ho preso la decisione di privarmi di lei (riportandola, come da accordi presi a suo tempo al negoziante dove avevo preso i tre ribaldi ormai diciotto mei fa).

arrabbiato 5arrabbiato 5arrabbiato 5

Finirà, per forza di cose, in un'altra vasca, speriamo "caschi" bene ...

Malgasci saluti.
Francesco
 
Ciao,

Viste le feste che il pusher le ha fatto credo che il soggetto abbia (anche se qui si trovano con relativa facilità) un avvenire se non brillantissimo (il solito show-tank con un pesce per "tipo" che qui va per la maggiore) almeno ... tranquillo!

In cambio ho ricevuto quattro Andinocara pulcher (seguiranno foto, al momento viaggio su ritmi strettissimi) di discrete dimensioni: cm 8/10 asserite essere due coppie (e potrebbe essere, osservandole bene).

Di sicuro ci sono due maschi che, appena usciti dal caos delle vasche del pusher e avendo capito dove sono, hanno cominciato, da bravi ciclidi, a baruffarsi ... ... ... :emoticon-arrabbiate

Temo per le piante - non c'è nulla di pregiato, ma ... - presenti in vasca! :emoticons-allegre-6.

Francesco​
 
Ciao,

Avevo gia ripreso, con l'ausilio di una cam-trap, immagini di Burhinus capensis in ambiente. Oggi ho avuto, del tutto inaspettatamente, modo di riprenderlo dal vivo. Anche per tale motivo le immagino sono abbastanza traballanti, SORRY!​


Quando un Occhione del Capo (suo nome comune) si comporta così vuol dire che sta difendedo le uova e/o i pulli (nascostissimi ed immobili in circostanze del genere). Li ho visti far recedere un'antilope grande dieci volte loro: attacco deciso e violente beccate sul muso. Una, due, tre volte alla fine l'intruso, per altro semplicemente inteso a brucare l'erba, capisce e si allontana.

Io ho insistito un pò ed allora è ricorso all'estrema difesa: comincia a zoppicare vistosamente, trascina un'ala come se fosse rotta, "pigola" ... insomma fa la scena.

Io, però, ho deciso di non proseguire la tragicommedia, le immagini mi bastavano e non c'era bisogno di stressarlo inutilmente, mi sono allontanato. Ma, con la coda dell'occhio, ho notato che per ritornare al punto, quello dove ritengo ci fosse ciò che aveva valorosamente difeso, ha atteso che fossi ben lontano. In caso ci avessi ripensato ...

Ornitologici saluti.
Francesco.

PS: non ho, come faccio di solito, cancellato i "rumori di ambiente": oltre la sua "voce" si sente il passaggio delle auto, la gente che parla nel vicino campo da tennis. Insomma - a mio modo di vedere - un caos. Eppure ...
 
Ciao,

L'argomento di oggi è: l'apartheid è DAVVERO finita?

Scena: ristorante italiano, con cucina di stretta ortodossia.

Seduti al tavolo accanto al nostro ci sono una coppia giovane, con figlio in carrozzina, altra coppia (genitori/suoceri di uno dei due, verosimilmente) meno giovane, la nanny di colore ad accudire l’erede.

Il bimbo succhia pacioso, in carrozzina, il suo il biberon, i grandi mangiano e chiacchierano in allegria. Solo la tavola davanti alla nanny è desolatamente vuota.

Mi viene da sperare che la giovane avesse, in modo fosse libera di curare il pupo senza che questi disturbasse i grandi, mangiato prima ... forse.

Francesco.​
 
Ciao,

Per una volta, dopo tanto tempo, e non dovrebbe essere strano in questo forum, (ri)parliamo di pesci … Ma ancora una volta, purtroppo non parliamo di pesci locali e neppure (!!!) di pesci africani. Per un’infinità di motivi non riesco ancora ad “andare in campo” e comincio – mio malgrado – a disperare di poterlo fare. Però mancano, o dovrebbero mancare, due anni alla (ri)partenza. Dicevano i nostri padri “Spes ultima dea” e quindi …

Nel mentre, comunque, le vasche sono attive, e sono diventate SETTE! Finito il lungo, e forse noioso, preambolo mi concentro sull’ultimo nuovo arrivo: Andinoacara pulcher, noto in ambiente anglosassone come Blue Acara e (si tratta di una selezione di allevamento) Elecric Blue Acara che offre colori più marcati. C’è nel mio gruppetto, in base alle sue movenze, un maschio, ma sospetto possano esserlo tutti e quattro!!!

Ma chi – in base ad informazioni raccolte leggendo - è A. pulcher?

Proviene da Venezuela e Trinidad dove frequenta torrenti con acque dalla corrente, indifferentemente, più o meno lenta e, ancora, più o meno limpide. Raggiunge una taglia massima si cm 16 talché i miei sono ancora (a circa cm. 10/10 di taglia) dei giovanili ed ancora convivono pacificamente. Per il futuro ... vedremo! :104:

È carnivoro e si nutre di piccoli invertebrati come anellidi, piccoli crostacei ed insetti.

Depone su “substrato”. La coppia sorveglia le uova deposte su una roccia ma in caso di pericolo,dopo la schiusa, il maschio raccoglie in bocca, gli avannotti.

Enough now!!! Chiudo, in attesa di novità in tempi possibilmente non biblici, con un paio di foto dei miei “cuccioli”.

AIC1.jpg AIC2.jpg

Ciclidofili :emiticon_3d_Yes: saluti.

Francesco​
 
Ultima modifica:
Ciao,
SE
Oggi ... ... ... SELF DEFENSE. :emoticon-arrabbiate.

Questo non è un (brutto) “gioiello di plastica”.

Knife1.jpg

Questo è un piccolo, affilato, coltello sotto mentite spoglie.

Knife2.jpg

Le ragazze lo portano al collo (con una catenina, sotto i vestiti), all’occorrenza lo impugnano (foto sotto, la mano è ovviamente mia … :104:) e picchiano al volto, senza preavviso. Può fare male …


Knife3.jpg


Difensivi saluti.
Francesco
 
Ciao,

Ho conosciuto, alcuni giorni fa, un Uomo eccezionale uno di coloro che – usando un po' di enfasi - sanno lasciare il segno nella storia di un paese. Ho conosciuto Salvatore Sarno (in foto con me, gli ho chiesto un selfie come uno zuzzurellone sedicenne).

Shosholoza3.jpg

Embè? Chi è costui (citando il Manzoni)? È presto detto: è un italiano, ex-capitano di lungo corso, attuale manager di una compagnia di spedizioni marittime operante a livello mondiale, consulente della marina militare sud-africana.

Un giorno, per vicende di lavoro, Salvatore (che mi ha concesso di dargli del tu) ha conosciuto il Sud Africa, vi si è fermato (beato lui, aggiungo io). Qui ha incontrato persone che insegnavano tecniche di navigazione ai ragazzi locali in condizioni di disagio. Col tempo alcuni di loro andarono a formare l’equipaggio della sua barca.

Da cosa nasce cosa, una parola tira l’altra … alla fine le parole presero corpo e divennero un progetto

Venne lanciata la sfida del Sud Africa all’Americas’s Cup: un’impresa titanica per un paese che solo pochi anni prima era uscito dal buco nero dell’apartheid. Sia come sia gli eventi cominciarono a scorrere ed i ragazzi di quello che sarebbe divenuto il “Team Shosholoza” si allenavano sul lungomare di Cape Town (a Waterfront dove, per inciso ed anche per esperienza personale, i ristoranti servono ottime ostriche annaffiate da eccellente vino bianco locale freddo al punto giusto ... :104:).

E venne, dopo una preparazione tanto rabbiosamente determinata quanto resa difficile da un budget che corrispondeva ad un “esimo” di quello degli altri team impegnati, il giorno della sfida: prendeva il via, a Barcellona, la
37ma edizione della America’ Cup.

ShosholozaB.jpg

Shosholoza (imbarcazione IACC - International America's Cup Class regatava, con la sua coloratissima livrea ricca di richiami alla storia più ancestrale del Sud Africa, sotto le insegne del RCYC, ovvero il Royal Cape Yacht Club, fondato nel 1903) non sfigurò, con il suo equipaggio multietnico, capitanato da Tommaso Chieffi e Paolo Cian chiuse la sua avventura mancando per un soffio la qualificazione alla fase finale.

Fu, oltre il risultato meramente sportivo, un successo planetario.

Il livello di competitività raggiunto da Shosholoza fu alto, nel suo “score” si legge, tra l’altro, di una regata vinta (c.d. match race, il confronto è diretto “uno contro uno”) su Alinghi, all’epoca detentrice della America’s Cup, nel corso della Luis Vuitton Pacific Series disputatasi nelle acque di Auckland, in Nuova Zelanda. Correva l'anno 2009.


Dietro tutto ciò, e dietro tutto quello che non si può raccogliere in queste poche righe, sta(va), appunto Salvatore Sarno, un uomo capace di plasmare dal nulla, in un paese con modesta tradizione marinaresca, un valente equipaggio multietnico capace di prestazioni di tutto rispetto che costituisce, tutt’ora, l’unico esempio di partecipazione di un team africano a quella che è ritenuta la competizione velica più prestigiosa (ed impegnativa) al mondo.

Salvatore Sarno – oltre ad aver guidato il Team Shosholoza - ha sponsorizzato tre partecipazioni olimpiche di un velista sudafricano.

La Fondazione Izivunguvungu (alla quale andranno i proventi dei diritti d’autore del libro) che Salvatore Sarno ebbe a fondare già ai tempi dell’apartheid ha svolto, e svolge tutt’ora, una importante funzione di formazione per i giovani neri che vogliano imparare un mestiere marittimo. Per questa sua attività e stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana.


Shosholoza0.jpg

Il comandante mi ha, cortesemente, autografato e dedicato una copia del suo libro :emiticon_3d_Yes:.

Marinareschi saluti.

Francesco​
 
Ciao, nuovamente

Ma cos’è Shosholoza? Shosholoza è una canzone popolare dell'etnia Ndebele che ha avuto origine in quello che oggi è lo Zimbabwe, ma è stata resa popolare in Sud Africa. È stata cantata (in uno stile definito di chiamata e risposta) dai lavoratori migranti Ndebele che - in treno - andavano a lavorare nelle miniere sudafricane .

La canzone è così popolare nella cultura sudafricana che viene spesso definita il secondo inno nazionale del Sudafrica.


Saluti musicali
Francesco

PS: Ho adottato Shosholoza come suoneria del mio cellulare locale ... :104:
 
Ultima modifica:

Guida Ciclidi


Nuova edizione Ordinala

Anteprima bollettini


Numero 1/2026

• Guida tassonomica al genere Pelvicachromis di Giorgio Nicolosi
• Perché i ciclidi del Malawi sono così colorati? di Livio Leoni
• Diamoci da fare! Reportage da EUAC di Flavio Gagliardi


Arretrati
Indietro
Alto