Arowana e considerazioni sugli Arowana
Ciao,
Tanto tuonò … che piovve!!! Dal lungo elenco che avevo “googlato” giorni addietro ho scelto di mirare al bersaglio grosso: il negozio (l’unico invero) mostrava segnatamente gli Arowana, già nel suo nome …
Arrivare sin li è il primo cimento, benché le varie mappe on-line segnalassero una distanza relativamente breve e traffico “scorrevole” una volta salito sul taxi mi sono trovato avvolto nella, usuale per Hanoi, solita melassa fatta di motorini chiassosi e “fumiganti”, camion sgangherati, autobus pubblici (pochi) che cercano di farsi spazio ed avanzare, varie auto più o meno in salute e giù sino carretti trainati/spinti dai più differenti mezzi di propulsione.
Tra loro spicca una vecchietta che, con il caratteristico cappello di paglia a cono ben calzato in testa, avanza che con una gagliardia direttamente proporzionale alla sua età (penso possa aver conosciuto … Confucio!) spingendo un monumentale “triciclo” (una sorta di bicicletta con davanti un vano di carico stracolmo). E avanza, avanza, avanza ed avanza con una calma decisamente orientale, senza profferire verbo, avanza e non cede di fronte a nessuno: motorini di ragazzi palestrati, auto, mezzi di lavoro … prosegue imperterrita, attraversa la piazza e scompare, alla mia vista, dietro l’angolo.
Nel mentre una rutilante Ferrari (!!!) grigio scuro morde il freno impastoiata, come tutti, nel … “magma metallico”. Le sgassate imperiose del suo conduttore – vorrei capire come ha pensato di avventurarsi sin qui … - non sortiscono alcun risultato se non quello di provocare qualche ghigno a metà fra l’invidia e lo sfottò! ... BRUM, BRUUMM, BRUUUMMM, BRUUUUUUUMMMMM!!! Ma è sempre ferma lì, chissà dove è la vecchietta …
Torniamo ai pesci. Una volta “a bomba” non è difficile identificare il posto segnalato da un enorme, ma abbastanza raffazzonato, cartello. Fotografo una prima ed una seconda volta … entro!
All’interno l’ambiente è scuro, rustico sino al trasandato e “maledetto” da riflessi di ogni tipo che influiranno (pesantemente) sui miei scatti (la mia spalla non mi consente ancora di “sollevare” una reflex e quindi mi servo di una compatta: la differenza c’è e si vede …). Ovunque rumore di acqua … “in movimento”, ci metto un attimo (anzi qualcuno in più) ad abituarmi ma alla fine … MAMMA MIA! MAMMA MIA!! MAMMA MIA!!!
Ci sono – alloggiati in vasche con un livello di pulizia maniacale - Arowana ovunque, di tutte le taglie. Ci sono, praticamente, solo Arowana!!! Quelli più minuti sono in vasche senza luce e scurissime, vengono allevati in gruppo. Osservandoli si nota come ogni vasca contiene più esemplari di taglia omologa il che lascia immaginare la presenza, dietro, il negozio di una “Farm” che produce e rifornisce. C’è un secondo locale in cui non (mi) è concesso entrare, butto un occhio tutte – o quasi – le vasche presenti sono schermate con fogli di giornale: impossibile guardare dentro ma la dimensione delle vasche stesse è maggiore di quelle in esposizione probabilmente li dentro ci sono i “mostri” quelli riservati agli … “eletti”!!!
Cerco di scambiare, in inglese, qualche parola: cozzo contro un muro di silenzio tutti parlano solo la lingua locale … SCONCERTO E DISAPPUNTO!
Mi concentro quindi sui pesci in esposizione che sono fondamentalmente di tre tipi: Arowana (c’è anche, abbastanza inaspettatamente, un Sud-americano), differenti Datnioides e razze (quattro Potamotrygon leopoldi di bella taglia. Questi ultimi sono pesci brasiliani “controllati”– nel paese di origine, il Brasile – dall’IBAMA (Istituto Brasileiro do Meio Ambiente e dos Recursos Naturais Renovaveis), ritengo quindi siano stati riprodotti da queste parti; anche la taglia – sembrano dei “cloni” – lo lascia pensare. Sono in salute, respirano calme e mostrano un manto scuro e ocelli bianchi ben definiti e regolarmente disposti sul disco. NON ci sono Flower Horn, un altro dei protagonisti principali dell’acquariofilia di questa parte del mondo.
Sul vetro delle le vasche contenti i “dragoni” è riportata, in bella vista, una lunga stringa di numeri che immagino possa essere il “numero” del chip (che contraddistingue univocamente ogni pesce) testimoniante la lecita provenienza del soggetto cui fa riferimento. Fosse così sarebbe un grande successo …
Gli Arowana di “taglia” sono ospitati singolarmente e sono presentati – solitamente - con un “pesce di compagnia”, di solito un Datnioides oppure un grosso barbo (forse Barbus schwanenfeldii). Spicca fra tutti un peso massimo che sfoggia il roboante nome di “Terminator Red – FIVE STAR”! Si notano, qui e là, parecchi alcuni soggetti definiti “Short Body”. Sfoggiano una colorazione più marcata rispetto, ad altri pari dimensione.
Rifletto un po' e mi interrogo, tra me e me e provo ad ipotizzare si tratti del risultato di una serie di incroci selettivi volta ad ottenere pesci “più piccoli” che richiedendo “praterie acquatiche” di minore estensione potrebbero ulteriormente allargare il, già prospero, mercato degli Arowana. Ma potrebbe esserci, anche se non so bene cosa, altro … Mi riprometto, pur con tutte le difficoltà del caso, di approfondire l’argomento, ivi incluso l’aspetto costo.
Spero solo, concludendo, chevista la spregiudicatezza “ittio-genetica” in uso da queste parti non si finisca col trovarsi di fronte a “qualcosa” che definiranno Arowana … BONSAI!!!
Francesco