Laggiù nel Paese dei Ciclidi ...

Ciao,

Quando tempo addietro entrai in possesso diquesto volume volume (ristampa, usato ma in ottime condizioni) iniziai a sfogliarlo con un misto di curiosità e perplessità: spesso volumi naturalistici molto datati contengono descrizioni di animali ed ambienti molto fantasiose ...

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Il libro (ripeto la mia è una ristampa!) venne pubblicato a Londa nel 1840. Contiene, a cura del Capitano W. Cornwallis Harris descrizioni degli ambienti e della fauna dell'Afrcia australe. Benché egli sia stato, all'epoca era concesso senza eccezione alcuna, uno "sparatore seriale" il volume è comunque considerato, dagli addetti al lavori, una fonte di informazioni molti importante.

Tra le immagini riportate mi ha colpito lo gnu (qui noto come wildebeest) e la sua raffigurazione:

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Decisamente diverso da quanto abitualmente si osserva nelle Game Reserve. Immediatamente, come ragionavo appena più sopra, ho pensato ad una immagine ... fantasiosa.

Poi, giorni fa, alla Rietvlei Game Reserve (30 minuti di auto da casa nostra):

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Quindi?!??!? ... Quindi W. Cornwallis Harris aveva ragione?

Una breve chiacchierata con un "Professional Hunter" locale mi ha chiarito le idee: quello in immagine, ed in foto, è un "Black Wildebeest" diverso nell'aspetto dal più conosciuto "Blue Wildebeest". In realtà sono tutti e due "sporchi e brutti", al punto da meritarsi la citazione nel gruppo degli "Ugly Five" (i cinque brutti) che si contrappongono ai più noti, e nobili, "Big Five".

Originario di Sud Africa, Lesotho ed eSwatini (allora Swaziland) sul finire del 19° secolo era stato portato alle soglie dell'estinzione negli ultimi due areali. Attualmente la specie (Connochaetes gnou) è in recupero ed stata introdotta in Kenya e Namibia. In italiano è noto come "Gnu dalla coda bianca". (fonte: Wikipedia).

Bibliografici, ed etologici, saluti.
Francesco

PS: per qualche cainesco motivo le immagini non sono visualizzate e viene, invece, riportato un link alla foto, NON so perchè! Ad ogni modo cliccandoci sopra l'immagine si vede. Spero funzioni anche per voi ... :104:..
 
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Ciao,

In, oltre, 50 anni di moto ho guidato attraverso Italia, Grecia, Costa d’Avorio, Viet-Nam e – adesso – Sud Africa, ho avuto anche alcune esperienze in pista ma ho avuto sempre ben saldo in mente un punto fondamentale : una moto è una moto e uno scooter è uno scooter. Si diceva “meglio scomodi che scooter”.

Ma le cose cambiano! ... Mai mi sarei aspettato di entrare a far parte (come “socio aggiunto” visto che guido una Africa Twin) del gruppo "Friends of Modern Scooter" (in cui Vespa e Lambretta la fanno da padrone) di Pretoria, ma … tant’è. Dalli e dalli (oltre alle cipolle che diventano agli) siamo diventati amici ed abbiamo cominciato a guidare assieme, fino alla decisione di spingerci sino a Kapsehoot, nella regione di Mpumalanga.
  • In una ridente, solatia, mattina ci riuniamo allo Scooter-Cafèe dopo le foto di rito si parte, ci aspettano quasi 1000 chilometri - in tre giorni -per la più parte di strade “serpeggianti” ma … fun in not a straight line.​
  • Partiamo giulivi (ed ignari). Dopo un paio di ore si scatena una convincente replica del diluvio universale …​
  • I vestimenti anti pioggia fanno, bene, il loro sporco lavoro ma guidare in quelle condizioni è impegnativo, la decisione è ovvia: stazione di servizio, caffè caldo, sigaretta per chi fuma, bagno, chiacchiera e attesa paziente che la buriana passi.​
  • Ma NON può piovere per sempre! Ci rimettiamo in marcia. Arriviamo a destinazione per ora di cena (che qui significa 18.00), rapida doccia e … gambe sotto la tavola!​
  • L’attrazione principale (forse l’unica) di Kaapsehoop è il Nagkantoor (in Afrikaan sta per l’Ufficio della Notte): è gestito da un ex-giornalista di vaglia che raggiunta l’età della pensione ha deciso di trasferirsi qui, in questo paesino che vanta, in stagione turistica, forse 200 presenze.​
  • Il Nagkantoor “sa” di pub inglese/anglosassone: musica country, birra in abbondanza, chips, freccette e tutte le altre chicche della tradizione albionica. Alla sera musica country (ovviamente in Afrikaans) e poi nanna …​
  • Il giorno successivo, sotto un sole finalmente piacevole, esploriamo il centro abitato, alcune case d’epoca, ricordi dell’attività agricole di allora, il rudere di un carcere: tutto qui. Meglio dedicarsi ad una “esplorazione motociclistica” della zona. Facendo bene attenzione ai numerosi cavalli (inselvatichiti) che vagano liberi nella zona. Trovarseli davanti in uscita di curva …​
  • Viene la mattina della (ri)partenza la situazione è nuovamente freddina, cupa, umida … sursum corda e ci mettiamo in marcia verso Pretoria.​
  • A metà strada, ovviamente, sosta caffè e sosta “idraulica”… risaliamo in sella, ha smesso di piovere. Il resto è routine. Alle porte di Pretoria breve saluto e GAME OVER!​
Domandona: ne è valsa la pena? Fate voi ... io sto (con Stefania) vagliando l'acquisto di uno scooter ... :104:

FOTOSTORIA, breve:
Il tragitto, si rivelerà meno semplice di quanto sembri.

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Pronti. L'intruso (la mia Africa Twin) è sulla destra.
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Selfie: da sinistra io, Stefania, Yolande e Corrie, il capo gruppo: è sopravvissuto, in Malawi, ad un "incontro frontale£ con un TIR. Dopo un anno di terapie di recupero conduce una vita normale ma non può, ahi lui, salire in moto. Così è nato il Friends of Modern scooter. Corrie guida una Lambretta 350 (iper modificata) che tocca Km/h 170!!!
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03/04/05 Nakantoorg, l’Ufficio della notte

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06/07 La mattinata - 06.55, fa freddo!!! - del rientro comincia così … AZ!

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Ma capisce che il meglio deve ancora venire quando ti accorgi che il maltempo della notte ha fatto danni. La Lambretta verde è il "mostriciattolo" di Corrie.
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Devo aggiungere altro?
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Scooteristici saluti.
Francesco

PS: nuovamente le immagini non sono visualizzate e viene, invece, proposto n link alla foto, NON so perchè! Spero comunque che le foto siano visibili ... :104:..
 
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Ciao,

In SA sono presenti manguste di tre tipi: sono caratterizzate da un manto abbastanza uniforme sul giallo/bruno ma presentano, invece, differenti colorazioni della coda. Tutte le manguste, indifferentemente se diurne o notturne, son animali "furbi", agili, veloci e sospettosi. Hanno taglia (e peso) tendenzialmente minuta.

La più comune (e l'unica che ho identificato con ragionevole certezza) e, manco a dirlo, la Common slender mongoose (secondo alcuni è Gallerella sanguinea, secondo altri è Herpestes sanguineus), si nota la parte finale della coda nera.​

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Si tratta di un piccolo carnivoro, presente in molta parte dell'Africa sub-sahariana classificato, da IUCN come "least concern" sebbene, specie in passato, sia stata cacciata con assiduità essendo ritenuta portatrice della rabbia e predatrice di pollame. a SL è presente in discreti numeri. La foto 📷, scattata col telefonino nel giardino di vicini, non le rende merito, ma non ne ho altre ...



La seconda foto 📷 ritrae una mangusta con la coda che non presenta variazioni di colore. NON sono riuscito ad identificarla con certezza (secondo i sacri testi esistono, principalmente localizzate in Africa, 34 tipi di mangusta) ma potrebbe essere Cynictis penicillata.


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La foto è stata scattata a Rietvlei (location interessante per la fauna presente, anche se mancano i grossi carnivori, e raggiungibile in trenta minuti di auto). Questo scatto è migliore, nell'occasione il 400 mm mi ha aiutato :104: .

Non ho foto della terza mangusta che presenta dalla parte terminale della coda di colore bianco/biancastro.

Per me le manguste - ebbi modo di osservarle anche in CdA - sono indissolubilmente legate ad un racconto di Rudyard Kipling, che lessi da bambino/ragazzo, dedicato appunto ad una mangusta (nello specifico indiana) chiamata Rikki Tikki Tavi.

Francesco

 
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Ciao,
Ippopotami al fiume OK.jpg

Il cielo continua, la stagione delle piogge estive dovrebbe essere terminata da parecchio tempo, imperterrito a scaricare acqua. Sarà la mia seconda volta in Botswana, mi sento fortunato.​

Esplorativi saluti.
Francesco
 
Ciao,

Il Delta (come è, con semplicità, chiamato in loco) è stato, da sempre, una delle mie più profonde “fissazioni africane”. Sapevo di “dover andare”, sapevo che prima o poi sarei andato, ma … ma le settimane, i mesi e gli anni passavano è la mia fede cominciava a vacillare. Infine, da Pretoria raggiungere l’Okavango è semplice, il grande giorno (in realtà una settimana) è arrivato: 23.03.2023: SI VA!!!

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Si va ...

Volo Johannesburg/Maun (Botswana), volo Maun/Monachira Airstrip (un “Airstrip” è una sottile lingua di asfalto e/o terra battuta dove atterrano piccoli aerei - in grado di prendere terra e decollare con spazi nell’ordine di centinaia di metri – ed elicotteri anch’essi molto piccoli. Solitamente le attrezzature si limitano ad una manica a vento, in quelle più “trafficate” è presente una rudimentale scaletta che agevola la discesa dall’aereo. Solo in alcune è presente una tettoia che ripara dal sole, a anche dalla pioggia, in caso contrario … ci si arrangia!

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SX: Aeroporto di Maun (l’affollata area dedicata ai piccoli velivoli che operano nella zona del Delta).
DX: Stefania sale a bordo

Ma andiamo per ordine! Cos’è il Delta dell’Okavango? È il tratto terminale del “fiume che non arriva al mare”.

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Nasce in Angola (dove viene chiamato Cubango), passa brevemente in Namibia (attraversando il “dito di Caprivi”, dove prende il nome di Kavango) per entrare, infine in Botswana (con una lunghezza complessiva di KM 1600 è il quarto più lungo fiume dell’Africa australe) ed assumere il nome di Okavango.

Una volta entrato in Botswana termina la sua corsa quell’enorme bacino endoreico (un bacino endoreico è un ambiente acquatico che non ha emissari la cui portata di acqua è regolata da precipitazioni/evaporazione) noto, appunto come Delta dell’Okavango.

Come tutti i bacini endoreici anche il Delta è soggetto in maniera marcata all’andamento delle piogge e durata della relativa stagione. In specie le “Flood-Plans” (le c.d. pianure alluvionali) che sono annidate lungo i tre, più importanti, bracci del Delta vedono le loro estensioni modificarsi notevolmente.

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Una vista del Delta dall’alto

Le acque “in movimento” (corso del fiume vero e proprio sin quasi al limitare dell’estensione del Delta) sono chiare, presentano vegetazione di ripa ed acquatica, e contraddistinte da una moderata corrente, almeno nelle zone che abbiamo visitato. Al contrario le “Flood Plans” si presentano come una brodaglia scura e fangosa che mi ha ingenerato, mentre le attraversavamo in 4x4, canoa, tratti a piedi, molte domande sulla salubrità delle stesse. La zona non viene definita a rischio di malaria particolarmente elevato ma di insetti in volo ce ne sono tanti, specie al tramonto.

Stante la specificità dell’ambiente l’attività turistica di concentra nei periodi dell’anno in cui c’è, come usa dire, “più acqua”. Noi siamo andati al (quasi) termine di una delle stagioni delle piogge più lunghe e corpose da molti anni: di acqua ce ne era già tanta (e si era in attesa di quella che si sarebbe aggiunta portata dallo scorrere del fiume). Molti lodge erano (già) chiusi e l’attività era, de facto, impossibile in tutte le pianure alluvionali all’esterno del Delta stesso. Le guide più esperte preconizzavano una possibile “chiusura completa”, all’attività turistica, del Delta con l’arrivo della piena proveniente dalle Montagne dell’Angola.

Per motivi protezionistici all’interno del Delta è proibito edificare (tranne limitate strutture di servizio) qualsiasi elemento che preveda l’uso di materiali edilizi. I “campi tendati” sono, quindi, la norma ma, nonostante ciò il livello di accoglienza di certe strutture è molto elevato ...

Monachira Camp

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Così si presenta all'arrivo.

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La zona soggiorno

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La nostra tenda

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La zona pranzo/cena

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Il primo giorno, che si stempera nella luce di un meraviglioso tramonto, va a concludersi.

... che poi, per evidenti motivi, le tende alloggino/possano alloggiare anche topi, ragni, scorpioni e serpenti è considerato un dettaglio, tutto sommato secondario.​

:emoticons-allegre-6:emoticons-allegre-6:emoticons-allegre-6.

Francesco
 
Ciao,

Adunque, proseguiamo, dopo l'acquartieramento usciamo in campo ...


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Southern ground hornbill (Bucorvus leadbeateri). il più grosso esponente della famiglia Bucerotidae. Caratterizzato dall'abitudine di muoversi sule terreno (camminando, insomma) è pesantemente a rischio di estinzione, ogni incontro è benvenuto. In alcune zone dell'Africa sono disponibili riferimenti cui segnalare la loro presenza (foto, coordinate geografiche, numerosità e, se possibile, distinzione per sesso).
Possono essere, tra loro e non solo, molto "maneschi" ... :emoticon-arrabbiate.

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Red lechwe (Kobus leche): antilope presente in numeri significativi (confermo) in Botswana ma (pressoché) sconosciuta in SA (ri-confermo).

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Un leone, banalmente ... ma quando, all'improvviso, te lo trovi davanti ad una distanza che neppure un primo piano "entra" nell'obiettivo ... :104:.

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Damalisco comune (Damaliscius lunatus), differente da quello (endemico) presente in SA.

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White Fronted Bee-Eater (Merops bullockoides)

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Egretta sp., e (a destra) nidiacei, due.

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Marabou stork (Leptoptilos crumenifer). Ricordo che, in CdA, fra gli animali sequestrati ai bracconieri c'erano due si loro, domandona: chi si mette "in casa" un soggetto simile?!?!?!

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Malachite kingfisher (Corythornis cristatus) uno dei più piccoli martin-pescatore presenti in Africa.

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Nymphaea nouchali, una ninfea diurna (come confermano le foglie ovali e prive di "difese"), ne avevo alcune nel laghetto di Hanoi

Il resto a seguire ... chiudo con un grazie a chi ha avuto la costanza di seguirmi sin qui :100.

Francesco
 
Ciao,

Troppo spesso ci si convince che andare "in campo" sia una passeggiata. Alle volte non è così, anzi ... :104:.

Come detto tanta pioggia, tanta acqua (oltre quella del fiume ila cui piena era attesa dai locali con un sottile velo di apprensione), tanto fango e tante (alla guida) situazioni inconsuete. Una, in particolare, più impegnativa.

Siamo, quindi, in campo ... andando, si fa per dire viste le condizioni della pista, bel belli quando … SPLASH!!! Impantanati nella fanga più nera, sino ai mozzi delle ruote. AZ!

Cerchiamo di cavarci fuori dall'impiccio, ma che vuoi che sia mai? Invece ... ... ... Motore V8, doppia trazione inserita, rapporti ridotti inseriti, differenziali anteriore, posteriore, centrale bloccati eppure … NISBA!!!

Mai avrei pensato di vedere la “Regina d’Africa” arrendersi. Ma l’evidenza è innegabile ...

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OPS! Un attimo di distrazione e …

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La faccenda, da subito, si presenta impegnativa,

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Notare come il crick (rosso), ad evitare affondamenti del medesimo, lavori poggiando sulla pala (aumentando, quindi, la superficie d’appoggio). Ho appreso un altro "trucchetto" ... :104:.

Dopo infiniti sforzi, nostro malgrado, la resa. Da soli non si esce! Mano quindi alla radio di bordo ed al GPS (per fornire le coordinate del punto dove ci troviamo): parte una richiesta di aiuto segnalando bene che non ci sono emergenze sanitarie. Restiamo in attesa.

Nel mentre, nonostante si sia in zona di “Big Five”, tutti giù nella già menzionata fanga. Dobbiamo “alleggerire”. Non si palesano i Big Five ma il numero di insetti che vengono ad assaggiarci … AHI! AHI!! AHI!!!

Arrivano i nostri!!! Arrivano sotto forma di un’altra Toyota, di due altri ranger e di un cavo di trazione con “punto di rottura” ben superiore al peso del “nostro” Toyota, incluse le "merci" a bordo. Il cavo è agganciato alla Toyota soccorritrice (quella in foto, notare come il crick - sulla stessa - sia in posizione di viaggio). Siamo pronti ..

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Ultime considerazioni, sopra, prima di iniziare a “tirare”.​

Due Toyota, ciascuna che spinge con tutte le sue forze (con materiale atto ad aumentare il grip posto sotto le ruote) impiegano alcuni minuti a risolvere la faccenda. Il puzzo di frizione bruciata si alza alto. Infine con un ultimo, rabbioso, colpo di reni … SIAMO FUORI!

Riprendiamo ad avanzare. Per completare il tragitto ci aspettano alcuni guadi impegnativi:

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In simili condizioni uno snorkel (a destra, nella foto qui sopra) che consente al motore di respirare anche se completamente sott’acqua è fondamentale. Avanziamo ancora, il guado si fa più profondo ma l'assenza di corrente scongiura il rischio che il veicolo "navighi".

Questa sarebbe/è una condizione di potenziale pericolo: il conducente perde la possibilità di dirigere la vettura dove ritiene opportuno. Il fuoristrada inizia a "galleggiare", perdendo direzionalità e inizia a d andare dove la corrente lo porta, non necessariamente nel punto giusto. Un gaudo, specie se male affrontato, può diventare un affare serio, molto serio. Alle volte si usa procedere a piedi (una guida dotata di un robusto cavo di sicurezza precede il veicolo) per sondare il fondo prima di avanzare.

Ma nell'Okavango, per la sua stessa orografia/idrografia, non ci sono correnti significative. Harold, la nostra guida, sa bene come muoversi. Quindi andiamo ,,,

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Siamo, ormai, nel guado,

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Proseguiamo l'attraversamento,

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Nel guado, al punto più profondo: l’acqua entra nell’abitacolo (le griglie che tengono i piedi rialzati e distanti dallo scivoloso oiano di appoggio si rivelano preziose). La Land Cruiser, forse per farsi perdonare, avanza senza battere ciglio anche se dietro, allo scarico, si sente qualche borbottio di troppo. In mancanza di snorkel allo scarico, occorre tenere il motore sempre “in trazione” in maniera che la pressione del flusso dei gas di scarico impedisca all’acqua di risalire lungo il medesimo con conseguente, possibile, annegamento del motore.​

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Ormai la l'altra sponda è vicina. Stavolta tutto fila alla perfezione scongiurando in tal modo il rischio di finire a mollo: nell’acque del Delta non ci nuotano i Big Five, però i coccodrilli ci sguazzano …

Infine, dopo altre peripezie, rientriamo alla base (Monachira Camp) senza ulteriori intoppi ... :100.

Fuoristradistici, infangatati, saluti.
Francesco​
 
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Ciao,

Tirem innanz (cit.)

La specificità del territorio del Delta fa si che mezzi di trasporto relativamente inusuali (e costosi) siano di uso comune: esistono compagnie che fanno volare piccoli aerei ed elicotteri in grado di arrivare, praticamente, ovunque. Colpisce il loro uso “autobus”: al primo imbarco il pilota, dopo il solito pilotto sulla sicurezza in volo (ma non è richiesto l’uso delle cinture di sicurezza, pur presenti), ci informa che: “lui e lei scenderanno alla prima fermata/scalo, la signora con i due bambini alla seconda fermata/scalo, voi tre (Stefania, Anna ed io) alla terza ed ultima, Monachira Camp. Dimenticavo … alla prima fermata saliranno a bordo altri due passeggeri che – poi – scenderanno al secondo scalo”. Tutto il volo, soste comprese, non arriva alla durata di un’ora, ROBA DA MATTI!!!

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Andiamo ad imbarcare, seguo Stefania ed Anna. Sullo sfondo il pilota esegue la check-list pre decollo.

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Sembro uno "vero" ... :emoticons-allegre-6 :emoticons-allegre-6 :emoticons-allegre-6

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Il pannello strumenti (principale) ripreso durante il volo. Il numero di parametri che monitora è elevato. Per inciso un pilota di elicottero è abilitato al comando di un aereo mentre non è vero il contrario.

Comunque, bene o male, alla fine andiamo (memore di un Seronera-Zanzibar – in Tanzania - da “incubo gastrico” mi sono munito di apposita “pilloletta” :104:). Il volo, per fortuna, si dimostra molto meno agitato … senza intoppi, oltre le varie soste, arriviamo a Monachira Camp. Fine, per usare un termine della F1, del primo “stint”.

Tre giorni dopo, ed è quello che aspetto di più: volo Monachira Camp/Little Machaba) l’altro Lodge dove abbiamo soggiornato). Mi piace volare in elicottero. Solitamente risulta essere molto più stabile (e veloce) dei piccoli aerei. Siamo a bordo, nuovamente. Ci sorbiamo, ancora una volta, il “pilotto” di ordinanza. Poi … VIA!!!

A bordo, oltre il giovanissimo pilota con un “piacione” infinito, siamo noi tre: niente fermate intermedie, quindi. Con il classico decollo in cui la “coda” si alza prima/più della cabina ci avviamo. Il rumore è elevato: tutti indossiamo la cuffia (antirumore e collegata all’interfono).

Il pilota si porta in quota (stranamente in alto per questo tipo di volo, credo di aver letto sull’altimetro 3.500 piedi), stabilizza il veicolo e frusta il c*ulo (senza esagerare …) al motore che risponde prontamente, la sensazione è di “potenza”. Seggo accanto al pilota (con ovvia raccomandazione di non “toccare” nulla), il fondo dell’abitacolo è trasparente (qualcosa tipo “simil-vetro” ma in grado di sopportare il peso di un adulto), osservare il Delta che si stende, e scorre veloce sotto di noi, è un’emozione incredibile.

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Il cielo è terso, macchiato da nuvole bianchissime, non c’è vento, il sole scalda senza esagerare, il motore frulla regolare … Scambio qualche battuta con il pilota (parla uno strano slang “simil-inglese” per me quasi incompressibile ma, in qualche modo, ma mi arrangio).

Mi vengono in mente i miei, due, voli militari in elicottero (con tanto di elisbarco …), il sorvolo del Foz do Iguacu, di Mosi-oa-Tunya (il fumo che tuona, per noi occidentali le Cascate Vittoria) … mi viene in mente La Cavalcata delle Valchirie (Apocalypse Now, per fortuna la situazione è meno “truce”), mi viene in mente …

Infine, quasi brutalmente, il pilota annuncia “OK, guys, here is Little Machaba”. Insomma siamo (già) arrivati … Mai, come stavolta avrei voluto che il volo durasse di più! :100

Per il rientro su Maun ancora aereo, elicottero e fuoristrada si sono alternati ma ormai è, in certo qual modo, routine. Idem per il Maun/Johannesburg. Insomma, ancora una volta, è … GAME OVER!

Elicotteristici 🚡🚡🚡 saluti.
Francesco​
 

Guida Ciclidi


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Numero 1/2026

• Guida tassonomica al genere Pelvicachromis di Giorgio Nicolosi
• Perché i ciclidi del Malawi sono così colorati? di Livio Leoni
• Diamoci da fare! Reportage da EUAC di Flavio Gagliardi


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