Laggiù nel Paese dei Ciclidi ...

Ciao,

Nell'immaginario collettivo in Africa ci sono i neri, fa caldo e ci sono i leoni ...

Per quanto riguarda i primi è un fatto incontrovertibile, in merito al secondo esistono testimonianza circostanziate di eccezioni anche notevoli, e in merito al terzo punto? Beh ... NON ci sono solo loro.

Il pinguino africano (Spheniscus demersus Linnaeus, 1758), ma anche Pinguino del Capo o Pinguino Sud-Africano, appartiene al genere Spheniscus, originario delle coste dell'Africa australe: è incapace di volare, presenta un corpo idrodinamico e ali irrigidite e appiattite adatte a vivere in un ambiente marino. Pesa, circa, 2,2-3,5 kg per una altezza di 60–70 cm. Presenta, oltre la “consueta” livrea dei pinguini delle distintive chiazze/ghiandole di pelle ros, tali ghiandole rosa (poste sopra gli occhi) aiutano con la termoregolazione: per far fronte alle variazioni di temperatura, il sangue viene inviato alle ghiandole per essere raffreddato dall'aria. Si nutre principalmente di pesci e calamari.

È noto anche come pinguino ragliante, per via del suo richiamo simile a quello di un somaro, una sonorità che condivide con specie affini del Sud America.



Attualmente è classificato EN (endangered - in pericolo) nella Lista rossa IUCN. Viene riportato (da diverse fonti, es. Wikipedia) come presente in Sud-Africa, Namibia, Angola, Repubblica Democratica del Congo, Gabon, Mozambico.

Personalmente posso confermarne la presenza in Sud-Africa e Namibia oltre ritenerlo “plausibile” in Angola/Mozambico. La prima è appena anord della Namibia, il secondo, pur sul versante opposto dell'Africa, si trova a latitudini omologhe. Nutro qualche personale perplessità per le altre aree.



Alcune considerazioni sul sito dove siamo andati ad osservarli: è noto come Boulders Beach e ospita, secondo alcune stime, circa 2500 esemplari, “profuma intensamente” di pesce (immagino sia conseguenza della loro “dieta ittica”).

La zona (con il circondario fortemente antropizzato) è raggiungibile con una serie di agevoli passerelle in legno che dal piano strada scendono verso la riva. In generale la zona è chiassosa ma loro sembrano non soffrirne: si vedono (qui e là) alcuni nidi con femmine intente alla cova ma anche ad accudire i pulli.

Molti “negozi di paccottiglia” e piccoli ristoranti punteggiano la via principale (quasi l’unica) della cittadina dove, per fortuna, il traffico veicolare è molto discreto. Caratteristico, e diffuso, è il segnale che invita, prima di spostare un’auto, a guardare sotto la stessa ed allontanare eventuali pinguini che la abbiano scelta come luogo di riposo.

Concludendo: sono 45 minuti, circa, di guida da Cape Town credo che, visto che incontrare i pinguini non è così semplice, valga la pena andare. Delle "foche" (in realtà otarie) che soggiornano li vicino, ma non si mischiano, parlerò in seguito.

Anche questa ennesima "Pillola d'Africa" è conclusa. Spero vi piaccia ... :104:.

Ornito-acquatici saluti.
Francesco

FOTO:

  • Il piccolo faro che sovrasta Boulders Beach sembra avere nozioni geografiche un pò confuse: Londra e New Delhi sono proprio nella medesima direzione/alla medesima distanza?!?!?!
  • Questa è Boulders Beach, vista dall'ultima passerella/piattaforma (sulla sabbia, saggiamente, è proibito scendere).
  • Le movenze dei pinguini, a terra, sono caratteristiche ed un po' impacciate.
  • Le movenze dei pinguini, a terra, sonocaratteristiche ed un po' impacciate.
  • Sul nido, notare la "macchia rosa" attorno/sopra l'occhio.
  • In mare è tutto diverso.
  • Anche l’uscita, dall’acqua, è complessa.
  • Anche l’uscita, dall’acqua, è complessa.
  • Anche l’uscita, dall’acqua, è complessa.
  • Ed in fine, come gia detto ... ... ... ATTENZIONE AI PINGUINI!!!
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Ciao,

Il richiamo del bush è troppo forte, quasi irresistible. Facciamo, dunque, un passo indietro e torniamo, quindi, a Karongwe ... :104:.

Camminiamo in fila indiana, nel bush. Il sole è caldo, il cammino è abbastanza agevole, poi, all'improvviso, Rifos si arresta e fa, veloce, il gesto che significa STOP IMMEDIATO!

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Avanza da solo, piega a sinistra poi ritorna sulla sua traccia, si inchina, guarda prudente ed assorto, infine si rialza e, con viso disteso, ci chiama. Indica quello che sembra, a tutta prima, un buco profondo e scuro, in realtà è proprio ... un buco profondo e scuro!

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Ma è anche un tunnel scavato da un animale per nutrirsi di radici e/o termiti. A pasto concluso, e una volta abbandonato, verrà usato da altri come rifugio.

E qui parte la spiegazione: può essere scelto come tana da un facocero (vista la dimensione sembra essere questo il caso, ma adesso è vuoto) che vi entrerà retrocedendo in modo da presentare le zanne al potenziale intruso in avvicinamento che, senza esitazione ne preavviso, verrà caricato brutalmente.

Per noi, vista la taglia dell'occupante (più o meno quella di un cinghiale nostrano) significherebbe due gambe fracassate.

Potrebbe, però, ospitare un cobra sputatore (anch'esso in posizione di possibile difesa, quindi col muso rivolto all'esterno): ciò significherebbe il rischio di un copioso fiotto di veleno lanciato, con precisione millimetrica, verso gli occhi di chi si avvicina. Un tale veleno può causare cecità permanente. Un cobra riesce a colpire sino a tre metri di distanza: tu non lo vedi e, all'improvviso, diventa tutto nero. Forse per sempre.

A questo punto arrivano i suggerimenti (anzi IL suggerimento) sul da farsi: girare alla larga!!!

Poi, se proprio non si resiste alla curiosità occorre avvicinarsi di lato, passare oltre e, con prudenza, osservare dall'alto/dietro: il potenziale occupante scatterà/sputerà in avanti, andando a vuoto ma, in ogni caso, ciò gli consentirà di allontanarsi incolume e, non meno importante, consentirà a noi di rimanere tali.

Mentre medito su quanti rischi può nascondere un semplice buco profondo e scuro il cammino riprende ...

Francesco
 
Ciao,

Sono stato molto indubbio se postare, o meno, quanto segue. Il Sud Africa, però, è anche questo, quindi ...

Un amico di amici è andato a pesca coi figli. È stato affrontato da alcuni malviventi. In qualche modo è riuscito a recuperare la pistola (!!!) dimenticata nel bakkie (qui chiamano così i pick-up) e metterli in fuga.

Fatto cioʻ ha caricato i figli e si è diretto verso la città più vicina a cercare, viste le sue condizioni, assistenza medica.

Ma non ospedale non è arrivato.

Tristess!!!

Francesco
 
Ciao,

La vita va avanti. Riprendo a "narrare" il Sud Africa. Oggi ... Pilgrim's Rsest.

Pilgrim's Rest (afrikaans: Pelgrimsrus) è una cittadina nella regione di Mpumalanga. Nacque, e conobbe il suo periodo di gloria, all’epoca della “corsa all’oro” (all’inizio del XIX° secolo).

Esauritasi la “febbre” (le minere vennero chiuse nel 1971) Pilgrim’s Rest, col tempo, è divenuta un centro di attrazione turistica. Non è non molto cambiata da allora ed è considerata monumento nazionale sud-africano.

Entrando a Pilgrim's Rest, a piedi e parlottando piano, si respira quell’aria tipica di una cittadina di frontiera di, ormai, un paio di secoli fa. Per fortuna il turismo non la ha danneggiata più di tanto.

Cosa si incontra- segue - a Pilgrim's Rest?!?!?! Ecco ...

  • Una delle piccole “guest house” che punteggiano la zona (manca, per fortuna, il “mega-albergo-ogni-lusso"),
  • il meccanico e la farmacia: uno ripara i motori (all’epoca il maniscalco si occupava dei ferri dei cavalli), l’altra gli esseri umani,
  • Carrozze e carretti (alcuni d’epoca e conservati),
  • vestigia della “corsa all’oro”,
  • Un piccolo “shop” per turisti vende souvenir in tema,
  • La banca (non credo sia ancora attiva),
  • Un negozio di liquori e generi “diversi”. Qui non c'è tutto ma ... c'è di tutto,
  • Una rossa, ormai inattiva, cabina del telefono, very british ... In fondo il Sud Africa ha fatto, a lungo, parte dell’impero britannico,
  • La distilleria. È di prammatica un ... “doppio whisky”!
  • Qui ogni commento è superfluo. Questo è VANGELO!!!
Attualmente – destino ben strano per un monumento nazionale! - Pilgrim's Rest è di proprietà di una compagnia mineraria australiana.

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Geografici saluti.
Francesco
 
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Ciao,

Anche i "piccoletti" sanno essere interessanti.

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Si tratta (dovrebbe trattarsi! Le mie nozioni in materia sono meno che rudimentali ...) di Phymateus viridipes, localmente: African bush grasshopper/cavalletta africana del bush.

Va notato - fonte Wikipedia - che si nutre di piante ad alta tossicità (in alcuni casi mortali) ai cui veleni è evidentemente immune. Pratica l'auto-emorragia ovvero l'espulsione/emissione - dall'articolazione toracica - di sangue: immagino possa contenere i veleni di cui sopra e che sia emesso a scopo difensivo.
L'evidente colorazione aposematica vuole essere un messaggio di avvertimento per i possibili predatori.

NON saprei dire se (ad esempio per contatto) possa essere pericolosa anche per l'uomo ma del dubbio, come più volte mi è stato insegnato, la ho "lasciata li". TU non mi tocchi, IO non ti tocco (a Roma si direbbe fatte i c*zzi tuoi!) è una regola di vita da tenere sempre presente in questi paraggi, per inciso eravamo nella regione di Mpumalanga (di ritorno dal Kruger).

Entomologici saluti.
Francesco

P.S.: però la trovo bellissima :emiticon_3d_Yes:
 
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Ciao,

(Never) in my wildest dream (cit.)

Neanche nei miei sogni più sfrenati … penso sia nota la mia passione per i treni (veri e/o modelli non importa. Mi piacciono anche se poi, purtroppo, ne fruisco assai poco). Esistono – al vero - dei “Treni di Lusso” il cui servizio ha luogo per motivi eminentemente ludici, qualcuno direbbe … sfiziosi!

Qui – in Sud Africa – c’è uno dei pinnacoli più elevati di questi “Luxury Train”: c’è il Blue Train.

È un convoglio storico, attivo da oltre 70 anni (unica eccezione il periodo che corrispose alla seconda guerra mondiale) fa servizio su linee particolari (a precipuo uso turistico) e si contraddistingue per lusso sfrenato, servizio eccellente e costi … STELLARI!!!

La tratta più famosa è quella che unisce Pretoria a Johannesburg (e viceversa), circa 1600 Km. Due giorni ed una notte in cui 54 (e diconsi cinquantaquattro!!!) fortunati hanno a disposizione un convoglio che costa di 19 carrozze insonorizzate comprendenti area notte (cabine XXXL), aria condizionata ovunque, servizio ristorazione a cinque stelle, carrozze soggiorno (separate per fumatori e non) e altre amenità similari.​

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Il "Blue Train" impegnato - appunto - sulla linea Pretoria/Cape Town.
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Interno del Blue Train: dopo la partenza da Cape Town, sullo sfondo è visibile la Table Mountain.

Ma la tratta che maggiormente mi attira. è quella che collega Pretoria al Kruger National Park.
Blue Train - Kruger Park Journey.jpg

Una curiosità: il dress-code, cui a tutti è richiesto di attenersi, usualmente è "smart casual" ma nello specifico ammette, vista la destinazione, anche il cosiddetto "safari wear".

Tale vestiario abitualmente recita pantaloni corti (anche molto corti), camicie (dal taglio molto particolare) ricche di tasche, piccoli attrezzi (es.: survival knife, sono gettonatissimi Victorinox e Leatherman) alla cintura. Immagino siano vietate le armi. Scarpe chiuse (che, sul campo, prevedono anche calzettoni grossi e "ghette" aventi la funzione di impedire agli insetti di intrufolarsi nelle scarpe stesse). Sono di rigore colori sui toni del verde, sabbia, marrone (meno) e simili.

Il "bon-top del bush" richiede, però, di astenersi da capi strettamente mimetici/militari. Ovviamente sono banditi (altrimenti che "safari wear" sarebbe?) i colori sgargianti/accesi, rosso in testa.

Spesso, anche io, faccio uso del safari-wear (pur ... "addomesticato") ma vorrei vedere se qualcuno lo usa, effettivamente, sul Blue Train.

Dopo la partenza si è attesi da tre giorni/due notti attraversando, serviti e riveriti come il prete all’altare, alcune delle zone più belle del Sud-Africa.
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Un dettaglio delle luminosissime, e finemente arredate, carrozze "soggiorno".​

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La carrozza di coda (nota come "Observation" e che, un tempo, comprendeva anche una sorta di piccolo "balconcino all'aperto") consente di osservare la "strada ferrata" che si stempera in lontananza, dietro il treno che avanza lento. ma imperturbabile. verso la sua destinazione.

Per consentire una piacevole osservazione dell'ambiente circostante la velocità del convoglio viene limitata ad 80 Km/h. Insomma, in Africa l'alta velocità ferroviaria sembra essere cosa sconosciuta ... :104: .​

CONCLUDENDO: Tutto quanto sopra "vale" una cifra (extra esclusi) che, in base all’opzione scelta, oscilla tra € 3.200 e € 3.800, a cada-viaggiatore!

Never in my wildest dream, appunto …

Saluti ferroviari.
Francesco​
 

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  • 5 Blue Train - gambling.jpg
    5 Blue Train - gambling.jpg
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Ciao,

Il mio canto all'Africa.

Le lunghe, sabbiose, strade,
Gli spazi sconfinati,
Le notti stellate,
I fuochi al boma,
Il sole, la pioggia ed i venti.

Eppoi i visi delle genti,
Gli animali che si mostrano furtivi per poi svanire,
Ed ancora i cibi ed i profumi,
I tamburi nella notte, le voci ed i canti.

Ogni giorno lontano dall’Africa è una ferita che non si rimarginerà, mai.



Prendetela, senza sorridere se potete, come una mia dichiarazione d'amore verso l'Africa.

Poetici saluti.
Francesco
 
Ciao,

Parliamo adesso di cose più prosaiche: ho partecipato allo "Snake Handling BootCamp" organizzato dall'African Snakebite Institute (ASI), una grande esperienza, che lascia senza parole!

Proprio per questo ho poco da aggiungere ... emoticons-allegre-06emoticons-allegre-06emoticons-allegre-06

Quindi lascio il campo alle immagini.


Ormai manca ancora solo un ulteriore step conclusivo, spero di potervi partecipare al più presto: a quanto ho appreso andremo a "giocare" coi Mamba.

Inoltre spero di poter, finalmente, andare fare caccia fotografica con ASI. Cercare serpenti su piste poco battute può consentire incontri interessanti! ... :104:

Erpetologici, ancora una volta, saluti.
Francesco
 
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Ciao,

Qualche volta finisce male:

Tragedia del Kruger National Park – nonno calpestato a morte mentre proteggeva il nipote dalla carica dell'elefante.

Vicenda molto triste (e sospetto, in parte, "romanzata" dall'estensore dell'articolo), ma il "problema" resta.

In questo momento, qui, vanno di moda le, cosiddette: "shark cageless dive" (leggi immersioni in acque libere anche con, GROSSI; quali) così come i "safari walk" (ovvero camminate nel bush in zone frequentate anche da grossi carnivori). Credo però che, adesso, si stia esagerando. Sempre più spesso i game-ranger che guidano i gruppi sono armati e non portano con loro armi "giocattolo".

Dopo questo pistolotto che inneggia alla prudenza - memore delle molteplici cazz*te degli anni trascorsi - vado oltre con una citazione (che gli antichi come me ben ricorderanno):

... si sa che la gente dà buoni consigli sentendosi come Gesù nel tempio,
si sa che la gente dà buoni consigli se non può più dare cattivo esempio ...


Sono esperienze coinvolgenti, vuoi in acqua che nel bush o in foresta, purtroppo poi, alle volte ...

Pensosi, tristi, saluti.
Francesco
 
Ciao,

Da domani (weekend lungo, lunedì compreso) sarà Lesotho! :100

Il Lesotho uno strano, piccolo e senza sbocco al mare, paese "circondato" dal Sud Africa. Nasce, agli albori del tempo, dalla fuga delle genti San, attualmente non più presenti, incalzate dagli Zulu del leggendario King Shaka. Tale avanzata, di cui ci sono precise evidenze storiche, ha dato luogo alla formazione del KwaZulu-Natal che è, a tutt'oggi, una provincia del SA. Secondo informazioni raccolte:

Il Lesotho ha la caratteristica (unica al mondo) di avere tutto il territorio oltre i mt 1000 s.l.m. mentre le altitudini massime sfiorano i 3000, in inverno le temperature possono scendere sino a -20° C
Il Lesotho ospita il pub più alto d'Africa, ad oltre mt. 2800!
Il Lesotho, parimenti, ospita la strada definita la più pericolosa d'Africa, quella del Sani Pass che scavalcando i "Monti del Drago" (localmente Drakensberg) porta dal Sud Africa in Lesotho (ovviamente, e per fortuna, NON è la sola via di accesso).


Noi non saliremo a Sani Pass (purtroppo, spero di avere un'altra occasione) perché, al momento, non disponiamo di una vettura 4x4 e, ugualmente/in alternativa, inerpicarsi in moto (l'Africa Twin, Stefania, io ed un minimo di bagaglio assommano ad un peso complessivo che sta "nei paraggi" dei Kg 400 complessivi) su una pista sassosa, franosa ed imbarazzantemente ripida temo sia al di sopra delle mie, almeno delle attuali, capacità vuoi di guida che fisiche.

Il Lesotho oltre ad ospitare il Sani Pass, può contare sul solo 8% di strade asfaltate ...
In Lesotho andremo in moto! Le previsioni sono "pestilenziali" ma ormai ... "alea iacta est", per cui ... :104:

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"Bagagliaggio" in corso, sperando ... nella clemenza, nei giorni a venire, di Giove Pluvio.

Esplorativi saluti
Francesco


PS: diciamo meglio fino a Clarens (Km 400 di strada discreta/buona, siamo ancora in SA. Ci fermeremo ai piedi delle Drakensberg) Eddy, il mio Maestro Cortese sud,africano, ed io andremo in moto.
Stefania e Debra, compagna di Eddy, in auto (il nostro piccolo SUV Hyundai). Giunti in zona di operazioni Debra si tratterrà a Clarens per sue necessità.

Noi raccolta Stefania, saliremo ... Audaces fortuna iuvat!
 
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Ciao,

Una cavalcata lunga 1.467 chilometri, in quattro giorni, una viaggio incredibile (sino/ed oltre i 3000 metri) lontano da tutto e da tutti, poi ...

... un attimo di disattenzione davanti alla porta, già aperta, del box e ... SBAAMMM!

Pochissimi danni alla moto, io "indenne" ma con dolori ovunque.
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Sto riorganizzando il materiale raccolto per tornare in argomento.

Francesco

PS: oggi, visto che non mi faccio mancare nulla, sono stato tamponato al semaforo. L'auto è più provata della moto. Io non mi lagno, o almeno ci provo ...
 
Ciao,

Non sarà una, ingloriosa, caduta da, praticamente, fermo a cancellare il ricordo di una galoppata niente male.

Qualche foto e qualche commento:​

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1, Pronti a partire.

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2, Cominciamo bene … PIOVE RABBIOSAMENTE!!!​

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3, Lasciando Pretoria ed il Gauteng attraversiamo – siamo nel Free State - il Golden Gate Highlands National Park: Eddy (Ktm) ed io (Honda, in foto) siamo in moto, le ragazze, anche per non stressare troppo il piede di Stefania, in auto (Hyundai Creta, più dietro). Da cui, immagino, avranno commentato sghignazzando la nostra … “doccia” (foto due).​

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4, il grosso sperone di roccia sullo sfondo è “esattamente” il Golden Gate. Non so cosa gli abbia guadagnato tale nome altisonante.​

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5, alti cocuzzoli “lavorati” dal vento si stagliano lontano e ci osservano impassibili.​

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6, siamo - Eddy è a sinistra - in frontiera: il solito cumulo di ritardi e infinite scartoffie da compilare.​

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7, Il Lesotho sta “in alto”, tanto in alto … è la terza volta che supero “quota tremila”, in precedenza, in Perù, Cuzco. Successivamente – in Viet Nam – il Fansipan, conosciuto come la vetta più alta dell’Indocina.
Questa volta è andata meglio, molto meglio. Il "male di quota", il Soroche, come lo chiamano sulle Ande, non si è mostrato. BENE!​

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8, l’immenso – si misura in decine se non centinaia di KM2 - bacino idrico da cui dipendono, pagate a caro prezzo, le disponibilità di acqua (dolce e pulita) di una cospicua parte del Sud Africa.​


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9, fermi sul ciglio della strada non è raro venire sorpassati da carri a trazione animale (foto) e/o persone che viaggiano – al caso con masserizie al seguito – a dorso di somaro.​

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10, una strada così ti fa venire voglia di andare in eterno.

Anche perché, come visto, quando ti fermi … SBAMMM!!! emoticons-allegre-06emoticons-allegre-06emoticons-allegre-06

Esplorativi, migratori, saluti.
Francesco
 
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Ciao,

In Lesotho è un paese "arcaico" in cui c'è poco, molto poco, da fare. in tre giorni di "raid" non ho avuto modo di compare neppure il più modesto, scontato, souvenir (collezione t-shirt dei paesi che visito e magneti da attaccare al frigorifero).

In Lesotho si va - ed è quello che anche noi abbiamo fatto - a guidare (auto o moto che sia) in ogni dove anche su piste molto impegnative, a pescare (mi hanno detto in specie trota alla mosca), in inverno - in alcuni punti siamo a quota 3.000 - a sciare.

Generalmente l'accoglienza (alberghi, lodge, home stay) è molto "basic", pur con qualche eccezione significativa e ... costosa! Il cibo, di regola, è buono: su tutto le trote che, infatti, i sud-africani vengono a pescare qui.

Ed ora qualche altrar foto scattata così, lungo la strada, alla "dove capita" ... :104:.

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Il nostro tragitto "oltre confine". il rapporto distanza/tempo fa capire credo, le condizioni delle strade (di fatto, poi, non così male) e indica la serpentina in cui ci si infila ... Viste le soste-foto che ci siamo concessi tali tempi di percorrenza si sono ulteriormente dilatati.

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Sul ciglio di una delle tante vallate a perdita d'occhio, il silenzio fa male alle orecchie. C'è solo il vento e lo stridio di qualche raro rapace in caccia.

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Il passo di Stefania - purtroppo - è ancora malagevole.

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Teppisti - Eddy è a destra in foto - "on the road" ... emoticons-allegre-06.

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L'immenso bacino idrico del Lesotho che contribuisce, con alterne fortune, a placare infinita la sete del sottostante Sud Africa.

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Siamo all'alba del terzo millennio eppure molti dei Basutho (nome della etnia locale) si spostano ancora così!

Notate il tale sul carretto intento a fare "pollice verso". I Basutho, con l'eccezione dei bimbi sempre pronti, in ogni dove, a postulare caramelle, sanno essere molto poco ospitali: probabilmente non ha gradito essere ripreso e non si è fatto scrupolo di dimostrarlo.

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Quota 3.135, Stefania ed io, più in alto c'è solo il cielo ... :emiticon_3d_Yes:.

Saluti ad alta quota.
Francesco
 
Ciao,

Quest è l'ultima puntata - giuro! - della ... Lesotheide. Siamo a Clarens:

Clarens, ne parlo alla fine in ragione della sosta che ci siamo concessi li sulla via del ritorno, è la base di partenza/arrivo cui si appoggiano tutti coloro che, arrivando dal Sud-Africa attraverso il Free State, intendono “salire”. L’alternativa è partire da Durban (sull’oceano indiano, il versante opposto) e attraversare il Kwazulu-Natal. Tale percorso comporta però, a quanto ho compreso, la necessità imprescindibile di affrontare l’impegnativo Sani Pass. In breve:
  • Mappa, repetita iuvant: partenza da Clarens, Sud Africa, arrivo a Lejone, Lesotho. SOTTO.​
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  • Clarens, la piazzetta: qui convergono i tutti bikers, e non solo, prima di iniziare la salita e vi sostano dormento nelle strutture locali, in specie sulla via del ritorno in particolare se li aspetta – qui è sconsigliato viaggiare di notte - un lungo tragitto.​
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  • Clarens: pigrizia e meditazione, sotto il patio, prima di ri-partire verso Pretoria. Eddy, Debra, Stefania. Debra - nel mezzo in foto - non sarà della partita.​
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  • Clarens: al bar, per dirla all’italiana. Anche se alle otto del mattino servono uova strapazzate, salsicce, fagioli, lardo fritto e chi più ne ha …​
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  • Clarens: colazione simil-europea. Il cappuccino è discreto, i pan-cake zucchero e cannella sono eccezionali,​
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  • Intermezzo motociclistico: Eddy ha subito, non molto tempo fa, una pesante operazione al ginocchio ed ha difficoltà a tenere a lungo la gamba piegata. In foto si vede la pedana aggiunta, posta in una posizione che gli consenta di stendere la gamba senza doversi fermare. Questa è passione, CHAPEAU!!!
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  • Un tratto della strada – che ormai ci siamo lasciati alle spalle ma che vale la pena di ricordare - su cui andare piano e cauti è di rigore! All’esterno della curva, come si vede, non c’è alcuna protezione e sotto … … …​
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  • Clarens: ristorante con ottima cucina italiana è gestito, manco a dirlo, da un italiano! Questa sosta (andando/venendo non importa) è obbligatoria. Buon cibo, di stretta ortodossia italiana, e buona scelta di vini. In merito vista la loro elevata qualità anche i prodotti locali sono bene accetti! Pinotage su tutti!​
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  • Clarens: il ristorante è – anche – sede dei “Vesperados”.​
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  • Clarens: I Vesperados sono i componenti del locale Vespa-club: sono gli appassionati della italianissima Vespa che sono arrivati sin qui! Abbiamo raccolto la loro accorata richiesta di ricambi per una Vespa PX150 che risale al … periodo tardo-cenozoico. Cercheremo di ingegnarci ma (‘sta roba antica scarseggia, ormai, anche in Italia) non so se/cosa riusciremo a fare.​
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Per finire - e dalli direte voi ... - un breve commento “personal-motociclistico”: non ricordo più l’ultima volta che mi sono “applicato” ad una simile impegnativa, assolutamente fuori dagli schemi, cavalcata.

Ma è stato … GRANDE!!! :emiticon_3d_Yes:

Francesco​
 
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Ciao,

Ancora qualche pillola di Lesotho.

Fare le cose “per bene”, specie in certe occasioni è fondamentale! Specie per viaggi che possono risultare, anche se brevi, impegnativi: scegliere il periodo dell’anno migliore, il mezzo di trasporto, il tragitto ed i tempi di percorrenza, i compagni di viaggio e via così …

Alla fine sarà chiaro – spero – il perché di questo strano preambolo.

Ufficiosamente è noto come "Golden Park Vulture Hide", ufficiosamente è noto come "Vultures Peak" che, in vernacolo dantesco, suona come il "Picco degli Avvoltoi" è situato, immancabilmente, in alto ed in una zona, soventemente battuta dei venti che, credo, possano facilitare l'involo dei grossi rapaci ...​

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Siamo arrivati … FA FREDDO! MA, come ben si vede, la termoregolazione dei sud-africani è differente da quella dei noi europei ...

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Istruzioni per l'uso, diciamo così. Ci eravamo solo noi su quel ... "malnato cocuzzo ventoso" per cui non saprei dire se/quanto tali principi siano effettivamente rispettati, però l'ambiente, in ogni caso, era molto pulito.​

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Un po' di cultura non guasta mai … Idem,

NON Riesco, per qualche arcano motivo, inserire correttamente (leggi "dritte") le due foto appena sopra, perdonate!


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Vista dall’interno dell'osservatorio. In primo piano le carcasse di cui gli avvoltoi si nutrono. Immagino vengano, appositamente, posizionate in un punto di facile osservazione. Mi piacerebbe poterci posizionare la mia Cam-Trap: NON darebbe fastidio a nessuno ma "millemila" chilometri per andare a posizionarla/riprenderla, senza la minima certezza di immagini almeno decenti, mi paiono troppi, PASSO!!!​

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Parlavo, dianzi, di fare le cose per bene: organizzazione, attrezzature, meticolosità, attenzione ai dettagli ...

Ecco, appunto, intendevo questo: avevamo a disposizione (due in auto, uno in moto) TRE binocoli. Li abbiamo dimenticati … TUTTI E TRE!

Comunque, DOVETE CREDERMI!!! C'era, era li, la freccia indica con precisione la sua posizione ... emoticons-allegre-06

Rapaci saluti.
Francesco
 
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Ciao,

Sono sempre stato abituato (meglio così mi è stato insegnato) che i rettili sono animali a sangue freddo e che, quale più quale meno, tutti hanno necessità di scaldarsi al sole. È stata, quindi, una grande sorpresa trovare, ad oltre tremila metri, lucertole (credo) che si muovevano nella pietraia sotto di noi.

In zona, in inverno, la temperatura può raggiungere i -20°C., poiché reputo improbabile una loro “migrazione altitudinale” dobbiamo trovarci di fronte a soggetti (nello specifico, con beneficio di inventario, Pseudocordylus melanotus subviridis) in grado di svernare a simili temperature.
Pseudocordylus melanotus subviridis, dubbio1.jpg Pseudocordylus melanotus subviridis, dubbio2.jpg

La foto è modesta ma, a differenza dei binocoli, la fotocamera è rimasta a Pretoria scientemente. Organizzazione è, anche, fare il bagaglio ragionando: in moto, per forza di cose lo spazio è poco, quindi … ho lavorato con il solo cellulare: piuttosto che nulla è meglio piuttosto.

Nella Medesima area è segnalata la presenza del Rinkhals (Hemachatus haemacatus) che, oltre ad essere uno dei serpenti che più mi piacciono, fa parte di quella “congrega di criminali”, nota come "Deadly Dozen", che frequenta queste zone e desta preoccupazione anche in ragione della sua sinistra fama di cecchino infallibile.​

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Hemachatus haemacatus, qui fotografato durante i corsi che ho effettuato all'African Snakebite institute.​

Francesco



 
Ciao,

Back home, eventually!!! :emiticon_3d_Yes:.

Il lungo, ed eufemisticamente caotico, soggiorno italiano (6 marzo/6 aprile ) si è concluso. Adesso è tempo di riprendere le "trasmissioni" ...

Finalmente a casa, dunque! Si, però ...

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AZ! AZ!! AZ!!! ... Il "comitato di benvenuto" non si è fatto trovare impreparato!!! Dopo il ri-avvio (evidentemente il fuoco covava sotto la cenere) ed una giornata di servizio corretto: Tec! Tec! Tec! Tec! Tec! Tec! Tec! Tec! Tec! Tec! Tec!

Anche con il "quadro" spento un malnato, e misterioso, interruttore/relè continuava a scattare. L'unica medicina è stata staccare la batteria, chiamare il carro-attrezzi e mettersi in attesa.

Un giorno lontano mi fu spiegato: vous avez la montre, nous on a le temp (voi - i bianchi - avete l'orologio, noi abbiamo il tempo) ... speriamo bene!!!

Automobilistici saluti.
Francesco
 
Ultima modifica:
Ciao,

Ma - per fortuna - la vita va, comunque, avanti ...

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Le mie due Drosera aliciae, prima della partenza.

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La fioritura.

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Come si vede la pianta dietro - meschinetta! - non ce la ha fatta, ma ...

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Microscopiche ma caparbie! come la fenice che rinasceva dalle sue ceneri: una nuova generazione di Drosera aliciae cerca di farsi avanti.

L'essere una pianta locale ha, probabilmente, aiutato ma per diventare grandi dovranno essere forti, molto forti ed anche un pò fortunate!

Botanici saluti.
Francesco
 

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